Lago Vittoria: come resistere alle minacce riscoprendo le tradizioni locali

Fra Uganda, Tanzania e Kenya, il Lago Vittoria è il più grande lago del continente africano, il lago tropicale più grande del mondo e il secondo più grande lago d’acqua dolce del mondo dopo il Lago Superiore in Canada. Situato in una delle zone più densamente popolate del pianeta, gioca un ruolo vitale per milioni di persone che abitano lungo le sue coste.

Eppure oggi le comunità della pesca e la biodiversità delle specie che lo popolano sono minacciate dallo sfruttamento e dalla slealtà degli investitori che lasciano risorse limitate ai pescatori di piccola e media scala. Contemporaneamente, alcune importanti specie ittiche sono a rischio di estinzione.

A Slow Fish, testimoni di questa situazione saranno un pescatore e un cuoco ugandesi, che parleranno del fenomeno del “lake-grabbing” e sensibilizzeranno il pubblico su come si possa ripristinare un rapporto più sostenibile con le risorse del lago.

Il Lago Vittoria, foto dal web.

Migadde Lawrence è cresciuto a Kiyindi, un sito di pesca rinomato sulle sponde del lago. I cambiamenti più importanti, a suo avviso, sono iniziati circa 10 anni fa, con l’aumento della popolazione e un aumento negli investimenti, sostenuti dal governo e dal ministero della pesca che hanno mostrato poca o nulla consapevolezza degli impatti negativi sul tessuto sociale e sull’ambiente. Alle tecniche di pesca tradizionali sono state sostituite le gabbie, che sono divenute il metodo dominante. «Se ci avviciniamo alle gabbie, siamo trattati brutalmente. Improvvisamente i pescatori locali sono stati osteggiati da nuove leggi che ne hanno limitato le attività. La progressiva perdita di biodiversità rende difficile sostenere economicamente una famiglia con questo lavoro».

Tuttavia, le pratiche tradizionali di pesca che non danneggiano l’ambiente naturale sono ancora utilizzate in Uganda. Gli uomini prendono le loro piroghe per lanciare reti o ceste di notte e le ritirano il mattino successivo. Le donne, invece, si occupano della trasformazione, utilizzando tecniche tradizionali di affumicamento ed essiccazione, mentre una buona parte della cattura viene utilizzata in stufati e zuppe.

George Ntumwa.

Altro testimone – e protagonista di una Cucina dell’Alleanza, sabato 20 maggio – è George Ntumwa, cuoco del Ssese Island Beach Hotel, da tempo impegnato a valorizzare le specie locali come le tilapie, i pesci persici del Nilo, i pesci argento (mukene) e altre varietà. La passione per la cucina gli è stata trasmessa dalla madre, che lo ha incoraggiato nel migliorare le proprie capacità fino a farsi promotore del progetto dell’Alleanza Slow Food dei cuochi nel proprio paese.

Nell’evento che lo vede protagonista, cucinerà uno stufato di carpa, secondo un metodo tradizionale della cucina della sua terra. Ben consapevole del suo ruolo di educatore e di promotore dei cibi locali – e del lavoro di quanti sono «gli invisibili» del sistema alimentare attuale –, George dichiara: «Questo è il mio modo per contribuire alla conservazione delle conoscenze tradizionali e del cibo locale. È vero, rispetto alla ricetta originale ho introdotto alcune modifiche, in modo da facilitare i miei ospiti nell’approccio a un pesce osseo, piuttosto complicato da affrontare. Ho studiato un modo nuovo per servire la carpa e l’ho arricchita con pomodori, cipolle, spezie locali, tutti ingredienti non contemplati nella ricetta originale».

Vi invitiamo ad ascoltare Migadde e ad assaggiare il piatto che George cucinerà per i suoi ospiti a Slow Fish. Ma facciamo anche qualcosa di più. Vi regaliamo la ricetta dello stufato di carpa aromatica.

Ingredienti per quattro persone
4 carpe d’acqua dolce
4 spicchi d’aglio
1 cipolla rossa
sale, pepe, curry in polvere
40 gr di zenzero fresco
2-3 pomodori freschi
40 ml di latte
olio di semi di girasole per friggere
farina di mais
acqua
200 gr di riso basmati

Preparazione

Pulite il pesce e tagliatelo a cubetti. Fatelo marinare con l’aglio, lo zenzero e la polvere di curry. Lasciatelo riposare per 10 minuti e friggetelo in olio abbondante. In una casseruola, preparate la salsa con l’aglio, lo zenzero, l’olio, le cipolle, i pomodori, il latte e l’acqua, e mescolatevi il pesce fritto e scolato, lasciandolo riposare per mezz’ora circa. Scaldate il tutto per cinque minuti, e aggiungete la farina di mais per addensare il tutto.
Servite con riso al vapore. La giusta proporzione sono due tazze d’acqua per ogni tazza di riso.

Buon appetito!

di Buket Soyyilmaz
b.soyyilmaz@slowfood.it

L’evento Alle origini del mondo, che vede protagonisti George Ntumwa e la cucina ugandese sabato 20 maggio alle 18, è acquistabile online su questo sito.

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