Port Phillip Bay: la resistenza dei pescatori

Un padre, una figlia, una cuoca. Un movimento di resistenza contro un bando che per favorire gli interessi di pochi sta sacrificando anni di storia delle comunità della pesca locale e che sta imponendo sul mercato prodotti ittici di importazione.

Oggi Slow Fish ci porta in Australia, per raccontare l’esperienza dei McAdams – padre e figlia, entrambi pescatori – e della chef Rosa Mitchell che, uniti, lavorano con l’intento di promuovere e garantire l’accesso a prodotti ittici sostenibili nel loro territorio: la baia di Port Phillip, su cui affaccia la città di Melbourne.

Lo scorso anno, il governo dello stato del Victoria ha approvato una legge che vieta la pesca ai fini commerciali in tutta la baia di Port Phillip. Questo decisione è stata fortemente sostenuta dalla lobby della pesca sportiva, e si è fondata su cifre che sostenevano l’esistenza di un milione di pescatori sportivi pronti a promuovere la nuova legge.

Katherine e Phil McAdams

Il divieto mira all’eliminazione della pesca commerciale entro il 2022 e offre pacchetti di compensazione ai pescatori affinché rinuncino alle loro licenze. Nel corso degli anni il compenso offerto sarà gradualmente ridotto e 33 dei 43 pescatori commerciali della baia hanno già rinunciato alla loro licenza.

Per le famiglie che vivono di questa attività, come Phil McAdam e sua figlia Katherine McAdam, pescatrice fin da giovane, la decisione è stata devastante. Phil lasciò la scuola a 13 anni di età per pescare con suo padre e adesso che di anni ne ha 53, ha una sua impresa che comprende due barche, un peschereccio, un impianto di trasformazione e un capannone per ricoverare le barche. I piani che aveva per Kat, la quale avrebbe dovuto prendere in mano l’attività e continuare la tradizione di famiglia sono andati in frantumi.

Phil McAdam

«Purtroppo, il nostro governo si è impegnato a fermare tutta la pesca con le reti entro il 2022 e questo porterà fine alle attività di famiglia che abbiamo portato avanti con tanto impegno» dice Kat. Port Phillip Bay ha alle spalle 170 anni di storia di pesca commerciale e una storia di 40.000 anni come fonte di frutti di mare locali tra i Primi Popoli dell’Australia. Questa attività è provata essere sostenibile al 100%, ma il governo non si è curato di questi dati e ha votato per dare soddisfazione alla lobby della pesca sportiva, nella speranza di assicurarsene i voti in futuro.

Le sarde di Port Phillip Bay

Molte delle loro catture sono sardelle, che vengono poi vendute come esche per la pesca sportiva, o costituiscono i mangimi per i tonni destinati all’esportazione, o che, ancora, diventano cibi per gatti. Ma Phil e Kat vogliono cambiare la situazione, promuovendo le loro sarde come un alimento umano fresco, sostenibile, sano e delizioso. «Possiamo comprenderne la qualità soltanto guardandole e toccandole. Le sarde di qualità sono sode, hanno gli occhi chiari e la pelle lucida». Il compito della rete Slow Fish, ora, è promuovere le sarde come un prodotto ittico altamente sostenibile anche in Australia, dove il loro consumo non è così diffuso.

Gli chef dalla nostra parte

La protesta contro il divieto alla pesca commerciale è stata sostenuta anche dagli chef di Melbourne. La chef di origini siciliane, Rosa Mitchell, che fa parte della rete di Slow Food, lavora con Kat a Melbourne per educare il pubblico sui vantaggi nell’acquistare e consumare le sardine e per sensibilizzarlo sui problemi che gli stock ittici locali stanno affrontando. «Mi piace comprare locale ma ora è estremamente difficile in quanto sul mercato i pesci locali non sono disponibili. In genere, il pescato che acquistiamo arriva da altre parti dell’Australia».

Rosa Mitchell © rosas-kitchen.com

Senza alcuna formazione classica, Rosa Mitchell prepara piatti semplici, tradizionali e appetitosi nei suoi ristoranti, Rosa’s KitchenRosa’s Canteen,

, con passione e anni di esperienza di cucina casalinga. «Il fatto che le famiglie si uniscano e si ritrovino è altrettanto importante che la produzione di salumi, olive, pomodori» dice Rosa. «È ciò che mantiene le tradizioni, il piacere di celebrare ciò che i nostri antenati hanno fatto e che speriamo che i nostri figli faranno». La sua preoccupazione è che questo divieto apra la strada ai pesci di importazione: «Non voglio che i miei pesci arrivino congelati e vecchi di giorni, ci sono i pesci proprio sulla nostra porta e non siamo in grado di mangiarli: non ha senso!».

Il divieto imposto dal governo sembra favorire il diritto pubblico a pescare, ma in realtà sta sacrificano le tradizioni di generazioni di pescatori commerciali di pescatori di commerciale, in un’area che ha una lunga storia da raccontare. La famiglia McAdams e Rosa Mitchell stanno protestando contro il divieto, insieme a molti altri famosi chef e gruppi di conservazione di Melbourne. Entrambi saranno a Slow Fish come parte di La rete siamo noi, gli appuntamenti con le comunità di pescatori internazionali, nell’evento Port Phillip Bay: pescatori resilienti, venerdì 19 maggio alle 12.

by Buket Soyyilmaz
b.soyyilmaz@slowfood.it

Fonti:
Premier.vic.gov.au
Abc.net.au 
Businessinsider.com.au

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