Thorupstrand: uniti per il bene comune

Qualche anno dopo il 2006, quando il governo danese decise di privatizzare le attività di pesca, la metà dei villaggi di pescatori del paese aveva perso tutte le proprie flotte. Il diritto di pesca era stato conferito a pochi proprietari di imbarcazioni, e le comunità costiere rischiavano di perdere l’accesso al mare.

Fu allora che la comunità Thorupstrand costituì un collettivo per eludere le conseguenze negative della privatizzazione. Il passo successivo fu l’introduzione di un sistema alternativo di quote per salvaguardare il bene comune delle comunità costiere.

Ph. ©Jan-Robert Jore

Il porto sabbioso di Thorupstrand, sulla costa danese dello Jutland è stato per lungo tempo la casa dei pescatori e delle loro barche. Fino al 2007, tutti i pescatori della Danimarca avevano libero accesso alle risorse del paese, con regolamenti specifici per prevenire la pesca eccessiva. Tradizionalmente, la pesca costiera si è sempre stata basata su un modello organizzativo di condivisione tra parti, secondo il quale un proprietario di barca pesca insieme a due o più pescatori, dividendo con loro le catture.

Dieci anni fa, tuttavia, la pesca delle specie ampiamente consumate è stata privatizzata attraverso un individual transferable quota (Itq), una specie di “quota di cattura” attraverso la quale il governo mirava a regolamentare le attività di pesca. Questo sistema ha consegnato le quote nazionali danesi ai proprietari di imbarcazioni private sulla base delle loro catture documentate nei tre anni precedenti.

Ph. ©Jan-Robert Jore

I pescatori che non erano proprietari di imbarcazioni ma che avevano comunque contribuito alle catture nazionali danesi, non videro riconosciuto il proprio ruolo. Con la privatizzazione delle quote nazionali di cattura, essi – e le future generazioni di pescatori – persero l’accesso alle risorse del pesce.

Il sistema Itq è stato messo in discussione poiché i grandi investitori hanno rapidamente cominciato a speculare sulle quote di pesca, vendendo a prezzi elevati sia le loro barche sia le quote alle grandi aziende. Come conseguenza, molti pescatori persero il loro lavoro mentre i proprietari di imbarcazioni si arricchirono. Poiché i diritti di pesca erano concentrati in poche mani, Thorupstrand sperimentò l’indebolimento della comunità costiera.

Ph. ©Jan-Robert Jore

Un futuro diverso nell’industria della pesca
Come risposta, i membri della comunità decisero di istituire la Thorupstrand Coast Fisheries Guild, una cooperativa di quote di pesca, prendendo in prestito denaro dalle banche locali per acquistare quote comuni. Il loro obiettivo è quello di costruire una cooperativa in cui i pescatori, che possiedano una barca o meno, possano accedere alle risorse di pesca. Chiunque può diventare membro della corporazione e condividere le quote di pesca attraverso un sistema di distribuzione flessibile. I pescatori ricevono lo stesso importo dei proprietari di imbarcazioni e, insieme, pagano gli interessi alla banca.

«Questo sistema ci permette di sognare un futuro nell’attività della pesca. Altrove le quote sono troppo costose per chiunque voglia intraprendere questa strada, e questa è la chiave del successo del nostro progetto: qui tutto quello di cui hai bisogno sono pochi euro e una barca!» spiega Jesper Olsen, un giovane pescatore e un partecipante chiave nel progetto, già ospite, alcuni anni fa, dell’evento Slow Food We Feed the Planet.

Jesper Olsen

I pescatori di Thorupstrand sono stati in grado di acquistare un nuovo magazzino e attrezzature che consentono loro di ordinare e preparare per la distribuzione il pesce appena sbarcato. Le nuove strutture comprendono anche una pescheria sulla spiaggia, dove i turisti e gli abitanti del posto possono acquistare il pesce appena pescato o ordinare piccoli pasti. Il loro pesce è classificato come “pesce E” (qualità straordinaria) e molto del loro pescato è destinato all’esportazione.

A Slow Fish, potrai conoscere la comunità di Thorupstrand in un evento Fish-à-porter, Thorupstrand: una storia di rivalsa in Danimarca, sabato 20 maggio alle 13. In questa occasione lo chef Kresten Kronborg – promotore dei prodotti e delle comunità locali dello Jutland – descriverà lo stretto legame tra produttori e ristoratori e farà sperimentare le prelibatezze che possono scaturirne. Sempre sabato 20, alle ore 16, la comunità danese sarà la protagonista dell’incontro in Casa Slow Food, aula “La rete siamo noi”, Una corporazione per mantenere viva la comunità.

byBuket Soyyilmaz
b.soyyilmaz@slowfood.it

Sources:
Kirsten Pipsen (pipsen@havbaade.dk)

Højrup, Thomas. The Common Fisheries Policy Has to Recognize the Need of Common Goods for Coastal Communities. Tech. Gylling: Narayana, 2011.

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