Un pezzo di Caraibi al Porto Antico

Messico, Colombia, Barbados, Honduras, Costa Rica. La delegazione internazionale più ampia di Slow Fish 2017 è caraibica e rappresenta un progetto recentemente avviato da Slow Food e finanziato dall’Unione europea.

Ieri hanno presentato le proprie attività nell’aula dedicata agli incontri internazionali, mostrando come nel tempo siano riusciti a dare un maggiore valore al loro prodotto.

Il progetto coinvolge più paesi con l’obiettivo di rafforzare modelli di conservazione e consumo sostenibile nella riserva della biosfera dei Caraibi legate a Slow Food. In particolare, i due cuori del progetto sono la riserva Sea Flower in Colombia e le Riserve della biosfera di Sian Kaan e Banco Chinchorro in Messico. A Slow Fish, si confrontano su problematiche e soluzioni comuni.

Marta, l’unica pescatrice della sua cooperativa e della sua zona a Quintana Roo. Ph. Alessandro Vargiu.

Fra le tante, si distingue l’esperienza di Marta, l’unica donna pescatrice della sua cooperativa e dall’intera zona di Quintana Roo, dove sta portando avanti la tradizione di famiglia – già suo padre si dedicava alla pesca dell’aragosta. Anche Chicum, un altro delegato messicano, si dedica alla stessa attività e racconta di come sia fondamentale la collaborazione con altre cooperative e di come sia possibile dare un maggiore valore al pescato. «Una volta delle aragoste spinose vendevamo solo le code. Ora abbiamo imparato a commercializzarle intere, e ne otteniamo anche maggiori riscontri economici. Collaboriamo fra noi lungo tutta la costa e abbiamo potenziato le tecniche di monitoraggio. Questo ci dà maggiore forza».

Fondamentale per il lavoro dei pescatori è anche l’azione di coordinamento svolta dalla Collectividad Razonatura, che sta promuovendo il ritorno alla pesca artigianale e la creazione del marchio collettivo Chakai (aragosta).

Altre due associazioni sono impegnate sul fronte colombiano, l’associazione Acua, che lavora con le popolazioni afrodiscendenti in America Latina e Coralina. Sia David Soto sia Durcey Stephens, rispettivamente dell’una e dell’altra organizzazione concordano sul fatto che potenziare i mezzi delle comunità e promuovere la componente culturale del loro prodotto siano due fondamentali mezzi per generare maggiori guadagni per le comunità.

Due le esperienze concrete che possiamo mettere in evidenza: la nascita del Presidio del granchio nero, primo Presidio colombiano di Slow Food e prima specie animale del paese ad avere ottenuto la denominazione di origine. «Lavorare sul fronte della trasformazione, dare visibilità al prodotto e promuoverne il consumo a livello locale sono le diverse azioni che abbiamo messo in atto» commenta David Soto.

Durcey Stephens, delegato colombiano. Ph. Alessandro Vargiu

Durcey Stephens, invece, parla del pez leon, il pesce leone che ha fatto la sua comparsa nell’arcipelago nel 2008. «Abbiamo attivato meccanismi di controllo per verificarne e limitarne la diffusione, e abbiamo effettuato esami tossicologici per comprendere se fosse commestibile o meno. Visto che non è tossico, abbiamo iniziato a cucinarlo, invogliando anche i grandi cuochi a farlo. Oggi è una specie commerciale: ci siamo adattati al cambiamento».

Anche oggi la delegazione caraibica sarà protagonista a Slow Fish. Alle 17:30, sul palco all’aperto sarà proiettato il film Alamar, che vede protagonisti un padre, un figlio e la commovente bellezza del Banco Chinchorro. L’evento sarà replicato alle 19 al Cinema Cappuccini di Genova. In entrambe le occasioni sarà presente la delegazione.

Di Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it

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