L’acquacoltura come soluzione di tutti i problemi?

L’acquacoltura come soluzione di tutti i problemi?

«Più che una serie di pratiche, l’allevamento industriale è un atteggiamento mentale: riduce ai minimi termini i costi di produzione e al tempo stesso ignora in modo sistematico o «esternalizza» costi come il degrado ambientale, le malattie umane e la sofferenza degli animali. Per migliaia di anni agricoltori e allevatori hanno tratto spunto dai processi naturali. L’allevamento industriale considera la natura un ostacolo da superare».

Jonhatan Safran Foer, Se niente importa – Perché mangiamo gli animali, Adelphi

A livello mondiale, consumiamo sempre più pesce. Da 9 chili a persona nel 1961, siamo passati a più di 20 nel 2015.

Per far fronte alla domanda crescente e per trovare una soluzione al problema della sovrapesca, l’acquacoltura è stata promossa come fonte di approvvigionamento alternativa sin dal 1970.

I NUMERI

Nel 1950 l’acquacoltura produceva circa 500.000 tonnellate di pesce all’anno; nel 2014 questa cifra è salita a 73,8 milioni di tonnellate. In questo settore, l’Asia fa la parte del leone, totalizzando l’88% della produzione mondiale.

Attualmente, il 43% dei prodotti ittici consumati nel mondo non è pescato ma proviene dagli allevamenti. A livello mondiale l’acquacoltura è il comparto delle produzioni animali in cui si registra la crescita più consistente.

LE CONSEGUENZE

Come tutti i settori in cui si è registrata una crescita rapida, se non addirittura esponenziale, anche l’acquacoltura non è esente da problemi. Alcuni tipi di acquacoltura hanno anzi conseguenze devastanti.

Basti pensare al caso dei salmoni, grandi predatori che per nutrirsi hanno bisogno di grandi quantità di pesce. In media, per un chilo di prodotto finale destinato alla vendita, occorrono 5 chili di pesce trasformati in mangime. Questa acquacoltura produce uno spreco inaccettabile e non può certo rappresentare un’alternativa alla pesca.

Analogamente, gli allevamenti di gamberi sulle coste del Sudest asiatico hanno conseguenze gravissime per gli ecosistemi: per fare spazio alle loro vasche, continuano infatti a essere abbattuti chilometri quadrati di mangrovie.

LE BUONE PRATICHE

  • Come consumatori, dobbiamo porci molte domande, quando acquistiamo un pesce di allevamento. E dobbiamo privilegiare quei pesci provenienti da allevamenti estensivi (lagune o laghi costieri), dove crescono senza apporti nutritivi da parte dell’uomo. Dobbiamo privilegiare le specie più sostenibili, ossia i pesci erbivori o onnivori – come la carpa, la tilapia o diverse specie di cefali –, la cui dieta ha un impatto minore sull’ambiente. Una scelta vincente, inoltre, sono i bivalvi, come le cozze, le vongole, le ostriche. Dobbiamo infine imparare a dire dei no: al salmone, ai gamberi tropicali, al pangasio. E dobbiamo imparare a leggere le etichette, che sono un aiuto prezioso.
  • I produttori debbono mettere in campo tutti gli investimenti utili a garantire un sistema di allevamento sicuro, ossia garantire un ambiente pulito dove ad esempio non siano presenti sostanze o batteri nocivi alla nostra salute. Debbono inoltre tenere conto del benessere animale, privilegiando basse densità di allevamento, favorire adeguati ricambi delle acque, prestare attenzione alla qualità dei mangimi e all’igienicità dell’ambiente.
  • Le aziende, per parte loro, possono dare un contributo importante, sviluppando ad esempio sistemi di filtrazione, decantazione e depurazione per ridurre l’inquinamento e per una corretta gestione degli impianti.
  • Quanto alle istituzioni e alle organizzazioni, potrebbero fare un passo fondamentale promuovendo campagne di educazione e sensibilizzazione dove non si promuove l’acquacoltura tout court, ma solo quell’acquacoltura che rispetta dei prerequisiti essenziali dal punto di vista ambientale, della scelta delle specie allevate, e della salute umana.

Fonti

Paul Greenberg
Four Fish
Slow Food Editore, 2012

Heinrich Boll Stiftung e Schleswig-Holstein, 2017
Ocean Atlas – Facts and Figures on the Threats to Our Marine Ecosystem

Slow Food
Quelli che non abboccano

Greenpeace International, 2008
Challenging the Aquaculture Industry on Sustainability