Il mare è la nostra madre – L’adattamento a ecosistemi mutevoli

«Il mare è la nostra madre. Ci dona amore puro senza alcuna aspettativa di qualcosa in cambio. Ci nutre continuamente, anche se lo maltrattiamo. Dobbiamo mostrargli più rispetto».

Il nostro ospite oggi è Mehmet Can Görgün, un pescatore turco che lavora nel Golfo di Gökova, sul Mar Egeo, da oltre 40 anni. Focus della chiacchierata, la necessità di adattamento agli ecosistemi mutevoli. Gli chiedo a quali cambiamenti ha assistito.

Quando ho iniziato a pescare, non c’era nessuna tecnologia moderna. Alcuni giorni non pescavamo nulla! Lo sviluppo della tecnologia ha anche portato al progresso della pesca industriale. Per questo motivo, i pescatori di piccola scala ora hanno concorrenti industriali. D’altra parte, la nostra cooperazione con istituzioni pubbliche, università e Ong è migliorata. Ciò rappresenta un’enorme differenza per le comunità costiere e la protezione della biodiversità marina. C’è anche più cooperazione internazionale. Quarant’anni fa, non avrei potuto immaginare una scena che coinvolgesse allo stesso tavolo pescatori greci, tunisini e algerini, impegnati a discutere dei loro problemi. La tecnologia ha reso più facile condividere le nostre conoscenze ed esperienze. Oggi ci sono più di 400 pescatori che posso definire miei amici di tutto il Mediterraneo.

Cosa non è cambiato? I miei sentimenti nei confronti del mare. Il mare è la nostra madre. Ci dona amore puro senza alcuna aspettativa di qualcosa in cambio. Ci nutre continuamente, anche se lo maltrattiamo. Dobbiamo mostrargli più rispetto.

Quali sono i problemi più urgenti che affronti? Che cosa stai facendo per combatterli?

Photo: Zafer Kizilkaya

La perdita di biodiversità marina e la distruzione degli habitat rappresentano un’enorme minaccia per i pescatori e per tutti coloro che devono il loro sostentamento al mare. Per proteggerlo, nel 2010, sei aree del Golfo di Gökova sono state dichiarate “no-fishing zones”. Contemporaneamente, su un’area di 23 chilometri quadrati, sono cessate tutte le attività di pesca. Certo, restava il problema della pesca illegale. Quindi noi, come cooperativa di pesca di Akyaka, iniziammo a collaborare con la Mediterranean Conservation Society (MCS) per sviluppare un sistema di marine rangers ai fini di tutelare queste zone.

Implementato nel 2013, questo sistema ha comportato una riduzione del 70% della pesca illegale. Oltre ad aiutare le popolazioni ittiche e il loro habitat a riprendersi, è una buona notizia anche per i pescatori locali. Le nostre entrate sono aumentate del 400%. Abbiamo lavorato molto con l’MCS per sensibilizzare sulla questione della pesca illegale, e la popolazione locale ora è più informata. In passato, le persone erano più passive perché non sapevano, o avevano paura di intervenire quando assistevano a situazioni di minaccia.

In che modo il cambiamento climatico influisce sull’ecosistema locale?

L’MCS misura regolarmente la temperatura dell’acqua di mare. Nel golfo di Gökova, questa non scende più sotto i 19 gradi in inverno, e i 29 gradi in estate. Alcune specie non possono farcela. Le orate, ad esempio, iniziano a deteriorarsi e puzzare quando sono ancora vive a temperature di 30 gradi o più. Quindi, quando le catturiamo, sono già così vicine alla morte da non poter essere commercializzati, senza valore. Il cambiamento climatico è il più grande flagello della pesca. Le specie abituate a vivere in acque più calde hanno invaso il nostro mare. Perciò, abbiamo organizzato un festival insieme a MCS per promuovere il consumo di queste specie invasive, ugualmente importante per i consumatori e per i pescatori. Abbiamo parlato di come cucinare queste specie e assaggiarle. Prima di questo festival, solo il 10% del reddito dei pescatori proveniva da queste specie invasive, oggi questa percentuale varia dal 30 al 60%. L’Upeneus moluccensis (goatfish goldband) è particolarmente popolare.

Mehmet Can Görgün

Qual è il tuo piatto di pesce locale preferito?

Una delle mie specie preferite appartiene alla famiglia delle cernie, è conosciuta localmente come istirye (Epinephelus costae). Ha sei strisce gialle e macchie simili a fiori. L’antipasto che cuciniamo con quel pesce è fra le mie ricette preferite. Normalmente, lo si può preparare con qualsiasi specie di pesce in mezz’ora. Ma con l’istirye di solito mi prendo il tempo necessario per prepararlo con pomodoro, cipolla, pepe, aglio, aneto, prezzemolo e farina. La storia di questa ricetta è preziosa per me perché, quando ho iniziato a pescare, non avevo mai visto questo tipo di cernia. Ci stavamo allontanando dalle solite zone di pesca e talvolta un’uscita poteva durare anche una settimana. Un giorno andammo a pescare con lo zio Halim e, quando ha catturato questo pesce, ricordo di aver detto che non volevo mangiarlo, perché mi sembrava così strano. Ha detto che lo avrebbe cucinato comunque… e sono contento che lo abbia fatto. È stata un’esperienza stupefacente. Volevo mangiarlo ogni singolo giorno! Ma lo zio Halim mi disse: «Giovanotto! Questo è un pesce costoso, dovresti venderlo per guadagnare». Gli dissi: «Il denaro non è importante, tutto ciò che voglio è imparare a cucinarlo in quel modo». E così lo frisse in olio con erbe e cipolla. Non lo dimenticherò mai.

Vieni a conoscere Mehmet Can Görgün nell’incontro I mestieri antichi e la necessità di adattarsi ai cambiamenti dell’ecosistema in Slow Fish Arena, domenica 12 maggio, alle 14.30.

di Jack Coulton
info.eventi@slowfood.it

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