Biodiversità sommersa. Quando la protezione del mare inizia dalla montagna

15 Giugno 2021

Biodiversità sommersa. Dal plancton alle barriere coralline alle correnti fluviali, la rete vitale che tutto collega.

I bacini fluviali raccolgono e drenano la terra per trasportare l’acqua dolce ricca di nutrienti che è vitale per la vita oceanica. Ma questa rete di relazioni, può spezzarsi molto facilmente quando le attività sulla terraferma, e nel mare, danneggiano i delicati equilibri della natura.

La biodiversità sommersa è a rischio. Le praterie di alghe rischiano la scomparsa così come molte specie di pesci. I mari sono sempre più poveri. Di questo si è parlato nel secondo webinar internazionale di Slow Fish, che si è focalizzato sugli sforzi collettivi della rete per invertire questa pericolosa tendenza.

Come si nutre l’oceano

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Ph. iStock Photo by Getty Images | fuksyun

Dal Giappone, Nobuyuki Yagi, racconta le connessioni profonde tra i diversi ecosistemi, e ci spiega perché, per occuparci del mare e della biodiversità sommersa, non dobbiamo trascurare il benessere delle foreste, che ha una grandissima importanza nella trasmissione dei nutrienti. Può sembrare strano che il benessere di una prateria di kelp dipenda dall’ecosistema delle foreste, ma se ci pensiamo bene, ci sarà difficile negare questa evidenza. Se la foresta sta male, il suolo è povero e il fiume non drena più preziose sostanze fino all’oceano. E il kelp scompare. Ecco uno dei sensi in cui tutto è connesso.

L’essere umano ha per fortuna molte risorse per occuparsi al meglio della questione. Nobuyuki Yagi racconta le soluzioni attuate dalle comunità di Notsuke, nel nord del Giappone, e nella regione di Okinawa. Dice: «A Notsuke i pescatori usano piccole imbarcazioni a vela per la pesca dei gamberi. Queste imbarcazioni consentono di preservare la prateria oceanica e agevolare uno strascico molto delicato. Oltre alla scelta di limitare l’uso dei motori al minimo indispensabile, si è puntato sulla definizione dell’area di pesca e sul concetto di stagionalità. A monte del fiume inoltre le donne piantano alberi che consentano di garantire la creazione di nutrienti. A Okinawa si sta lavorando sulla definizione delle zone in cui vietare i prelievi per preservare la barriera corallina e l’area che numerose specie utilizzano come zona di passaggio».

Conclude Nobuyuki Yagi: «Stiamo anche effettuando numerose ricerche sui sedimenti oceanici, mostrando come essi arrivino in larga parte dai campi agricoli. In sostanza, cogliere il senso di questa connessione e riconoscere il legame tra terra e cielo è di fondamentale importanza, così come il favorire progetti sul lungo termine».

La crisi ecologica del Mar Menor

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Ph. iStock Photo by Getty Images | Andrei Selikatov

È affidato a un pescatore in pensione, Jesus Gomez Escudero, il racconto degli “episodi” di incuria e della crisi ecologica nel Mar Menor, una laguna costiera della regione di Murcia. Con una forma semicircolare, è separata dal Mediterraneo da una striscia di sabbia lunga 22 km e tra 100 e 1.200 m di larghezza. Così racconta Jesus: «Rispetto agli anni Settanta e Ottanta si sta assistendo alla progressiva diminuzione delle specie ittiche e della biodiversità marina. Un tempo, quelle di valore commerciale erano 12, oggi sono soltanto 4. Le orate, da sole, costituiscono il 70% delle catture. Per il resto, le specie sono in crisi, le morie sempre più frequenti».

Anche in questo caso, le cause sono da ricercare in ciò che avviene sulla terraferma: «Il cambiamento climatico è un acceleratore di questi processi, così come lo sono le sostanze chimiche – nitrati e fosfati – che l’agricoltura riversa nel mare. Vi sono poi i tubi fognari che riversano inquinanti direttamente nel mare, e un altro problema sono i porti: ve ne sono 10 per un totale di 4000 barche da diporto, che sono troppe per una porzione di mare così ristretta».

Rispetto all’esempio giapponese e tailandese, di cui parliamo dopo, tutto questo si è innestato su una comunità poco coesa, che non ha denunciato lo stato delle cose mettendosi contro le scelte governative – quelle che hanno favorito un’urbanizzazione massiccia – e le politiche delle grandi società agricole. Conclude Jesus: «Sensibilizzare i cittadini al problema e favorire la nascita di reti di solidarietà è il primo passo da intraprendere per invertire il corso e ripristinare la biodiversità perduta».

L’importanza delle mangrovie

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Photo by Vishwasa Navada K on Unsplash

L’ultimo relatore Pisit Chamsnoh, racconta invece il caso del ripristino dell’ecosistema delle mangrovie, intrapreso dalle comunità dei pescatori nel sud della Tailandia, fra le più povere del paese, fortemente dipendente dalle risorse naturali costiere. Le mangrovie sono necessarie per favorire la sussistenza delle comunità, ma questi ecosistemi sono stati protagonisti di un graduale  degrado.

Dice Pisit: «È stato allora che abbiamo attivato un confronto su come proteggere la foresta di mangrovie e avviato progetti concreti in collaborazione con gli esperti governativi. Le foreste di mangrovie devono essere ripristinate. Le comunità sono partite da questo assunto, piantando nuove piante e vietando la pesca nella fase di avvio del progetto. Tutti abbiamo compreso la connessione tra le foreste di mangrovie e la prateria oceanica: per proteggere l’una, andavano protette anche le altre. Ora la regione sta migliorando e la mangrovia ha ripreso a crescere, e l’esperienza si è allargata a nuove comunità, distretti e regioni».

Le attività sulla costa però non sono sufficienti. Conclude Pisit: «È importantissimo attuare politiche di protezione anche sulla terraferma, come nelle foreste di palme, agli estuari dei fiumi, e dagli estuari di acqua salmastra risalendo per il corso del fiume, individuando le attività altamente inquinanti e prendendo provvedimenti, e trovando sistemi che siano in grado di arricchire il suolo. La protezione inizia dalla montagna».

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

I webinar di Slow Fish sono gratuiti e accessibili su registrazione. La registrazione è necessaria per accedere al webinar online fruendo del servizio di interpretariato e per poter interagire con i relatori.