Il regista, il magistrato, il consulente ambientale – Corriamo tutti per la bellezza

L’edizione 2019 di Slow Fish porta con sé il messaggio che ognuno di noi, in forme diverse, può dare il proprio contributo per disegnare un futuro migliore, preservare la bellezza del pianeta, e dare valore a quello che conta.

Nella Slow Fish Arena il concetto è stato ribadito in numerosi incontri, che hanno visto la partecipazione di pescatori, cuochi, scienziati, aziende attente alla sostenibilità, ma anche registi, sportivi e magistrati.

Le ultime tre categorie sono state rappresentate nell’incontro di ieri, iniziato con un inno alla bellezza, la proiezione del film Immondezza, con il quale il regista Mimmo Calopresti ha ripreso nel 2017 un viaggio poetico dal Vesuvio all’Etna: panorami intensi e poetici sui quali l’impatto umano si fa sentire nel modo più tragico. Sentieri e spiagge costellati di sacchetti, bottiglie, lattine, residui della nostra “civiltà”.

E quello che vediamo non è che una piccola parte. La plastica che vediamo sulle spiagge, o che galleggia sulla superficie del mare non è che un “assaggio”: sui fondali marini sono circa 70.000 i frammenti di plastica per metro quadro, un dato ancora più impressionante rispetto alle 179.023 particelle per chilometro quadro presenti in superficie.

Il regista

Mimmo Calopresti è l’autore di questo docufilm, omaggio a Pier Paolo Pasolini che negli anni Sessanta aveva raccontato in un documentario le condizioni degli “scopini” romani e delle loro dure condizioni lavorative. L’idea doveva essere ulteriormente sviluppata in un film che raccontasse l’immondezza del mondo, la sua sporcizia, come un qualcosa che ci rappresenta. «Ho seguito Roberto Cavallo mentre correva da un vulcano all’altro raccogliendo i rifiuti per la strada. Questo lavoro mi ha ulteriormente aperto gli occhi sull’inferno, mi ha permesso di capirlo e contrastarlo. Ho toccato con mano gli sprechi enormi di risorse e di soldi, ho visto quanto il mondo e gli esseri viventi si stiano trasformando in un rifiuto. Oggi usare la parola bellezza è rivoluzionario, crea disagio, mentre dovrebbe metterla al centro della nostra vita. La vita reale è molto più bella e interessante di quella che ci viene propinata attraverso i telefoni, gli schermi. Continuiamo a mettere al centro del mondo le cose sbagliate. Ci sono storie di bellezza, di poesia, di grandi discorsi. Se vogliamo occuparci di salvare le nostre vite, dobbiamo studiare, prepararci».

Il magistrato

Bernardo Petralia è il procuratore generale di Reggio Calabria. Nel suo lavoro, il tema della bellezza e di come sia tragicamente e anche criminalmente deturpata dalla mano umana occupa un posto importante. Il fenomeno delle ecomafie è in crescita, non solo nei territori di operatività delle mafie classiche, proprio in merito al tema dello smaltimento dei rifiuti. «Oggi per l’ennesima volta mi capita di contribuire a una forma preventiva di rispetto per l’ambiente. In questo film, rivedendolo più volte, mi capita di scoprire cose di cui non mi ero mai reso conto prima. In questa corsa c’è un messaggio di vita che parte da due bocche della terra, il Vesuvio e l’Etna, c’è una sintesi filmografica che rappresenta la nascita e la morte. Quando si parla di bellezza tutto nasce nel meridione: perché il contrasto tra bellezza e degrado è più forte. La bellezza ha un valore aggiunto, ma anche il degrado lo ha. Abbiamo un concetto deformato della proprietà, e dovremmo capire che la proprietà è “il mio” sommato a quello di tutti. Dovremmo abituarci a parlare di un concetto di proprietà condominiale. Dovremmo tutti imparare a occuparci di questo condominio, a tutelarne la bellezza».

Da sinistra, Mimmo Calopresti, Roberto Cavallo, Silvio Greco, Bernardo Petralia, Roccandrea Iascone.

Il consulente ambientale (e corridore)

Roberto Cavallo è colui che in Immondezza, grazie al progetto Keep Clean and Run, ha messo in gioco fiato e gambe per spingersi correndo e raccogliendo i rifiuti (l’attività è nota con il nome di littering) per sensibilizzare le persone sul tema della sostenibilità ambientale e dei rifiuti abbandonati. «Dobbiamo ricordarci che i rifiuti nel mare sono originati per il 75% nell’entroterra, dobbiamo ricordarci che tutto quel che accade in mare, è sulla terra che ha origine, dai rifiuti alle sostanze inquinanti. Ma una volta che le plastiche si accumulano nei fondali, non dobbiamo illuderci che non “tornino a galla”. Le plastiche sono un problema conclamato, e sono ovunque: nei sali, nei pesci, nelle sode, nel corpo umano, nei tuorli delle uova. La plastica è entrata nel metabolismo. Cosa fare? È importante comunicare i dati. È importante raccontare, anche in modo poetico e creativo. La nostra narrazione oggi deve essere scientifica, ma anche filosofi, psicologi, sociologi dell’ambiente devono dare il proprio contributo. La bellezza è di tutti».

Sul tema della bellezza e sul lavoro dei testimonial ambientali torniamo oggi, alle 17, nella Slow Fish Arena. Una corsa salverà il mondo? Forse. Sicuramente contribuirà a migliorarlo.

di Silvia Ceriani
info.eventi@slowfood.it

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