Quando il pesce va in città: l’esperienza di Caroline Rye

La necessità di ampliare la nostra visione rispetto al pesce va al di là dei sovrasfruttati “big five”.

La pesca è stata una parte importante della vita scozzese fin dai tempi antichi, tanto che il paese esportava già aringhe e salmoni nell’Europa continentale in epoca medievale. Mentre la Scozia rappresenta solo l’8% della popolazione del Regno Unito, in volume è responsabile di circa i due terzi del pescato complessivo della regione! Sempre più spesso, tuttavia, i consumatori britannici tendono a concentrarsi su solo cinque specie – merluzzo, salmone, tonno, eglefino e gamberi – che rappresentano fino a tre quarti di tutto il pesce consumato.

Caroline Rye, alias The Urban Fishwife, è una cuoca, blogger e attivista, e porta avanti la missione di modificare l’atteggiamento prevalente nei confronti del pesce. Il suo progetto sbarca a Slow Fish 2019 come una ventata di brezza marina.

Ph. Caroline Rye

Slow Food: Cos’è the Urban Fishwife e perché è cominciato tutto?

Caroline Rye: Ho aperto il blog The Urban Fishwife a Edimburgo nel 2017 perché volevo fare di più per promuovere il consumo responsabile del pesce. Ho sentito così spesso che le persone hanno paura di cucinare pesce, e non sanno cosa farsene! Eppure Edimburgo ha una storia orgogliosa di pescivendole che vendevano il pescato porta a porta dai cestini che portavano con sé… Mi piace pensare che sto continuando quella tradizione in un’ottica moderna.
Il nostro rapporto con il pesce che mangiamo nel Regno Unito mostra quanto siamo lontani dal nostro cibo e dalla sua provenienza. Volevo raccontare le storie dei nostri pesci e dei pescatori, ma volevo anche dimostrare quanto sia facile cucinarlo in casa. Se puoi insegnare alle persone alcune abilità basilari in cucina, si può rivelare loro un mondo completamente nuovo. Si tratta solo di avere fiducia.

SF: Il tuo progetto principale sul blog si chiama Neptune’s Bounty (la sfida di Nettuno). Cosa puoi dirci al riguardo?

CR: Mi sono prefissata di cucinare e mangiare 52 diverse specie, una a settimana, per mostrare cosa si può fare con il pescato al di là dei “big 5”, molti dei quali vengono importati e/o allevati. Nelle acque del Regno Unito ci sono circa 100 specie commestibili: è assurdo che ne mangiamo soltanto cinque, ed è essenziale consumare una varietà più ampia per contribuire a ridurre la pressione sulle scorte sovrasfruttate. Molte delle specie meno conosciute sono considerate catture accessorie, ma se la domanda sul mercato fosse più diversificata, ne trarrebbero vantaggio sia i pescatori sia gli stock ittici. L’obiettivo consiste anche nel mostrare quanto siano deliziosi tutti questi diversi tipi di pesce, quanto sia piacevole mangiarli e cucinarli.  Se mangiamo sempre le stesse cose ci perdiamo troppi sapori!

La sfilettatura dell’halibut presso lo stand Slow Food al farmers’ market di Edimburgo. Ph. Caroline Rye

SF: Come sta procedendo la sfida?

CR: Ho cercato di pianificare in anticipo quali specie mostrare perché un obiettivo è comunicare che i frutti del mare (esattamente come quelli della terra) sono stagionali, ma a volte dipende anche dalla disponibilità delle pescherie o dei banchi del pesce. Questa è una sfida nella sfida. Per un paio di specie che mi ero prefissata ora è finita la stagione, quindi dovrò aspettare che siano nuovamente disponibili per metterle in mostra o trovare un’alternativa. Ho cucinato la “strega” (la passera atlantica, conosciuta anche come passera lingua di cane) che è un pesce piatto, non dissimile da sogliola o rombo, e pollock, che è una delle specie più sostenibili secondo l’ultima guida elaborata dalla Marine Conservation Society. Ne ho alcune in preparazione, tra cui un piatto di merlano affumicato che non vedo l’ora di condividere!

SF: Cosa possiamo aspettarci da te a Slow Fish 2019?

CR: Condividerò le mie esperienze di Neptune’s Bounty e fornirò alcuni consigli pratici per aiutare gli altri a provarlo da soli. Sarò anche protagonista di un’attività per le scuole, parlando di scrittura del cibo, blogging e fotografia, e presenterò una Scuola di cucina nello spazio della Cucina dell’Alleanza, creando due piatti in linea con l’approccio della mia sfida e utilizzando i prodotti dell’Arca del Gusto nelle mie ricette.

Voglio mostrare alle persone che il pesce può essere davvero facile e divertente da cucinare; non è necessario essere uno chef esperto, avere una cucina piena di attrezzature né sapere come sfilettare un pesce o privarlo della pelle, benché queste siano grandi abilità da imparare! Basta armarsi di tanta curiosità, e di alcune abilità di base. È importante renderle accessibili a tutti e sconfiggere parte della paura su come trattare il pesce.

Una delle creazioni di Caroline. Ph. Caroline Rye.

SF: Cosa significa Slow Food per te?

CR: Slow Food è molto importante per me, come etica di vita. Una delle cose più importanti per me è che si tratta del piacere del cibo e della convivialità, che sono gli elementi centrali di un buon pasto, tutti riuniti intorno al tavolo gustando tanto il cibo quanto la compagnia.

Vieni a conoscere Caroline Rye e scopri di più su come cucinare una più ampia varietà di pesce nell’appuntamento A nozze con il pesce: Edimburgo sostenibile sabato 11 maggio alle 19:30. Le scuole interessate a saperne di più sui blog di cucina, possono prenotare il proprio posto a Fotografie, scrittura e cucina, in programma per venerdì 10 maggio alle 11.

Se vuoi sperimentare, prova la ricetta delle uova alla scozzese.

by Jack Coulton
Info.eventi@slowfood.it

Popular tags: