La linea dei gamberetti: allevamenti, cuneo salino, migrazioni

13 Maggio 2023

C’è una specie di linea che unisce i gamberetti ai barconi che attraversano il mar Mediterraneo carichi di persone che rischiano la vita sperando in un futuro migliore in Occidente.

Una linea, a un primo sguardo, quasi invisibile, ma che invece esiste e che racconta dei rapporti di causa ed effetto e di quanto globale e interconnesso sia il mondo in cui viviamo. Una linea che è un buon esempio per spiegare il motivo per cui ogni giorno insistiamo nel dire che mangiare è un atto politico, che scegliere cosa portare in tavola non è un gesto privo di conseguenze, nel bene e nel male. 

I gamberetti, dunque. A parlarcene è Jacopo Pasotti, una laurea in Scienze geologiche, giornalista, comunicatore scientifico e fotografo. Nell’attesa di sentirlo dal vivo a Slow Fish, gli abbiamo chiesto di anticiparci qualcosa del suo intervento.

La conferenza: Dove la terra incontra l’acqua – 1° giugno, ore 15

Jacopo Pasotti partecipa alla conferenza Dove la terra incontra l’acqua. Slow Fish Coast to Coast vuole essere un invito ad ampliare lo sguardo. A non leggere mari e oceani come separati dal resto, ma come parte di un tutto che comprende anche la terraferma. A considerare le connessioni a tutti i livelli: ad esempio tra le emissioni di CO2 prodotte sulla terra e l’acidificazione delle acque; tra la salute del plancton negli oceani e l’ossigeno che respiriamo; ma anche tra la protezione dell’ecosistema costiero e la sostenibilità delle attività produttive che lo rendono vivo e che ne rappresentano l’identità culturale, la pesca innanzitutto.

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Le mangrovie, i gamberetti di allevamento e la risalita del cuneo salino

«In Bangladesh, uno dei principali esportatori mondiali di gamberetti, il cuneo salino sta penetrando nell’entroterra, rendendo incoltivabili centinaia di ettari di suolo» racconta. Il cuneo salino è il fenomeno per cui l’acqua del mare, salata, risale nell’entroterra lungo i corsi d’acqua dolce, cioè i fiumi. Ciò può accadere per diverse ragioni, ma «in Bangladesh questo è avvenuto prevalentemente a causa del disboscamento delle foreste di mangrovie, un tempo presenti lungo la costa, per far spazio alla gambericoltura». 

Le ricerche scientifiche pubblicate in materia sono diverse: in una, uscita sulla rivista Population and Environment, si legge che solo tra il 2006 e il 2007 il fronte salino lungo le coste del Bangladesh si è spostato verso l’interno di circa 20 chilometri. Altri studi, come quello condotto dal Soil Resource Development Institute (un’organizzazione governativa sotto il controllo del ministero dell’Agricoltura del Bangladesh) dimostrano che tra il 2000 e il 2009 l’avanzata dell’acqua salata, nella stagione secca, è arrivata a toccare i 160km nell’entroterra, anche a causa della scarsa portata idrica dei corsi d’acqua dolce.

Quelle preziose foreste di mangrovie, che fungevano da argine sia contro i monsoni e i fenomeni meteorologici estremi sia contro l’avanzata del mare e l’innalzamento del livello dell’acqua, negli anni sono state distrutte per far posto alle vasche saline dove vengono allevati i gamberetti consumati in tutto il mondo. La risalita del cuneo salino verso l’entroterra non ha solamente cambiato la morfologia della costa: ha costretto gli abitanti della zona costiera – un tempo in gran parte coltivatori di riso – a lasciare la propria terra, a sfollare, a fuggire. In alcuni casi cercando un futuro in altre aree del proprio Paese, in altri avventurandosi in viaggi verso l’Occidente lungo le rotte migratorie. 

Un tema globale

«La risalita del cuneo salino non è un fenomeno che riguarda solo il Bangladesh» continua Pasotti. Accade anche alle nostre latitudini, ad esempio in Veneto: il 5 maggio scorso, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha annunciato un finanziamento da 22 milioni di euro per un ‘intervento urgente per i lavori di adeguamento dello sbarramento anti sale alla foce dell’Adige con bacinizzazione del fiume per il contenimento dell’acqua dolce a monte dello stesso’. Nel 2022, come ricordato dal governatore della Regione Veneto Luca Zaia, vi è stata ‘una risalita del cuneo salino di oltre 20 chilometri sul fiume Po. Questo significa che per oltre 20 chilometri dal mare, verso l’entroterra, non è stato possibile pescare l’acqua per l’irrigazione, provocando danni ingenti alle coltivazioni, e ulteriori situazioni critiche anche per l’acqua potabile’.

Aggiunge Pasotti: «Il mare comincia a invadere le nostre pianure e questo è un grosso cambiamento per le nostre abitudini e per la nostra economia. Avendo visto con i miei occhi la situazione lungo il delta del Gange e i problemi causati dal cuneo salino, mi si drizzano i capelli». 

Le coste, discariche a cielo aperto

L’avanzata del cuneo salino non è l’unico problema che riguarda le coste. Sono aree densamente abitate, dove si concentrano e si sommano i problemi, l’inquinamento, le pressioni antropiche dell’entroterra che arrivano sulle coste trasportate dai corsi d’acqua che sfociano nei mari. Sono «un confine di scambio, una linea irregolare che rappresenta il confine tra il mondo acqueo e quello continentale, il luogo dove avviene il passaggio di tutto quello che succede nei continenti e il mare. È un po’ come quando metti i rifiuti fuori dalla porta: lasci il sacchetto lì, senza preoccuparti molto della fine che farà. Sulle coste in un certo senso è lo stesso: saluti le attività umane, perché ciò che accade negli oceani è lontano dagli occhi e dal cuore. Tutto questo, però, ha un impatto». 

di Marco Gritti, info.eventi@slowfood.it

Organizzato da Slow Food e Regione Liguria con il patrocinio della Città di Genova, Slow Fish 2023 è a Porto Antico, Genova, dall’1 al 4 giugno. Iscriviti alla newsletter di Slow Food per essere informato su tutte le novità. #SlowFish2023

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