Da identità fragili a smart cities: la rigenerazione delle città costiere

21 Aprile 2023

Per Marco Dadamo, biologo, direttore della riserva naturale regionale Palude Vela e presidente di Slow Food Sud Salento, Slow Fish 2023 rappresenta un’occasione preziosa – e necessaria – per far luce su una questione delicata, ma con prospettive future ottimiste: la gestione delle città costiere.

Il depauperamento delle città costiere

Sono fragili, perché vi si concentrano gli effetti di tante, diverse, pressioni: parliamo delle città costiere, i centri urbani affacciati sul mare. Spiega Marco Dadamo: «Spesso si tratta di aree densamente popolate che quindi, già solo per questo motivo, subiscono le maggiori pressioni a livello antropico».

Sulle coste, e in particolare nelle città, si concentrano interessi turistici, industriali, artigianali, commerciali, «pressioni le cui conseguenze, tra l’altro, si sommano l’una all’altra, producendo risultati spesso superiori alla somma dei singoli fattori». Come se non bastasse, aggiunge: «Per questioni idrogeomorfologiche sulle coste si presentano problematiche dell’entroterra, nel senso che le vie dell’acqua come i fiumi trasportano lungo le coste i problemi delle aree interne».

Riduzione dei servizi ecosistemici = riduzione della qualità di vita

Si tratta, di fattori che producono «variazioni in negativo dello stato dell’ambiente», incidendo su aspetti che vanno «dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici alla riduzione della qualità della vita, fino alla perdita dell’identità culturale e paesaggistica».

Non è certo un tema nuovo: già nel 2006, in un rapporto intitolato Problemi prioritari per l’ambiente mediterraneo, l’Agenzia europea dell’ambiente parlava dei «problemi emergenti del Mar Mediterraneo», individuandoli nella progressiva urbanizzazione del litorale, nella gestione delle acque di scarico, nel trattamento dei rifiuti smaltiti in discariche senza alcun trattamento sanitario, nei rifiuti industriali e nella contaminazione da sostanze chimiche, nell’eutrofizzazione (ovvero la condizione dovuta all’eccessivo aumento di sostanze come i nitrati e i prodotti fitosanitari) delle acque, nell’erosione della sabbia.

La conferenza sulle città costiere

Lunedì 4 giugno alle 15:00 alle città costiere dedichiamo la conferenza Baciate dal mare, dove le città del Mediterraneo si incontrano per scambiarsi conoscenze, condividere politiche e soluzioni. Come possiamo rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili? Come possiamo guardare alle città di mare come produttrici di scambi, cultura e, non meno importante, bella gastronomia?

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Cambio di programma

Foto di Angela Compagnone, Unsplash

Anche per via delle criticità che si trovano ad affrontare, le città costiere possono essere laboratori di esperienze, incubatori di modelli di sviluppo alternativo da cui trarre ispirazione e conoscenze utili alla transizione ecologica. Taranto ne è un esempio: nel 2020, l’amministrazione comunale ha messo a punto un documento programmatico, intitolato Ecosistema Taranto, che rappresenta una strategia di transizione ecologica, economica ed energetica della città.

Una città, come spiegato dallo stesso sindaco Rinaldo Melucci, che per evolvere ha bisogno di essere resiliente. Prosegue Dadamo: «È un aggettivo che indica la capacità di cambiare senza perdere la propria identità. Chi è resiliente non è fermo, è in movimento ma si adatta, adotta strategie utili per evolvere pur rimanendo nei confini di ciò che lo contraddistingue. Le città devono diventare resilienti, costruire strategie di cambiamento e adottare sistemi adattativi, eventualmente da correggere man mano, in corso d’opera». 

Scelte complesse

Taranto lo sta facendo, e il piano strategico rappresenta la bussola che orienta l’amministrazione nell’adottare provvedimenti e nel mettere a punto scelte complesse. Conclude Dadamo: «Complesse nel senso che complessi, cioè interconnessi, sono i sistemi sui quali si interviene. Occorre individuare politiche e strategie che mirino al necessario cambio di paradigma agendo su tutti i livelli, dal turismo alla tutela della biodiversità, dal commercio all’industria, dalla mobilità al traffico delle merci, alla gestione delle acque. Per ciascuno di questi settori, le città devono porsi obiettivi, mettere a punto strategie, sviluppare progettualità che tengano sempre conto di quello che è il faro che li guida, cioè gli Obiettivi di sviluppo sostenibile messi a punto dall’Onu e da realizzare entro il 2030».

di Marco Gritti, info.eventi@slowfood.it

Organizzato da Slow Food e Regione Liguria con il patrocinio della Città di Genova, Slow Fish 2023 è a Porto Antico, Genova, dall’1 al 4 giugno. Iscriviti alla newsletter di Slow Food per essere informato su tutte le novità. #SlowFish2023

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