Le comunità della rete Slow Fish

Al Mercato, nell’Arena delle buone pratiche e nella Cucina dell’Alleanza, le comunità del cibo della rete di Slow Fish presentano le proprie storie ed esperienze.

Le esperienze di donne e di uomini che si prendono cura del mare e rappresentano il modello di una pesca che pensa al futuro, lavorando in armonia con la natura, custodendo la varietà delle specie ittiche e pensando al benessere delle comunità.

Pescatori come pastori. Le comunità di Slow Fish incarnano alla perfezione questa idea: i pescatori consapevoli possono essere dei veri e propri custodi, poiché sono le persone che conoscono più intimamente il comportamento ittico, poiché amano e capiscono l’ecologia locale, e poiché si oppongono a forme di sfruttamento come la ricerca di petrolio o di gas, gli scavi o qualsiasi altra cosa l’uomo escogiti per sfruttare le nostre coste e che compromette una risorsa più vulnerabile, la biodiversità marina.

I DELEGATI DELLA RETE DI SLOW FISH A GENOVA

Vengono dalle vicine coste del Mediterraneo, dall’America Latina, dalla Russia e dalla Corea del Sud, sono statunitensi, olandesi, turchi e sudafricani. Sono pescatori e rappresentanti delle associazioni di categoria e delle amministrazioni locali, ricercatori e cuochi, esperti e divulgatori, insomma gli stakeholder del mare. Si ritrovano a Genova ogni due anni durante Slow Fish, chi per la prima volta e chi come un appuntamento immancabile che restituisce il senso del proprio impegno verso il mare. Il pubblico del Porto Antico può ascoltare i loro racconti nelle sea stories alla Slow Fish Arena o degustare le specialità della tradizione nei Laboratori del Gusto e nelle Scuole di Cucina.

Ma i delegati vengono a Genova soprattutto per incontrarsi e discutere i temi su cui stanno lavorando con buoni risultati o che li preoccupano, disegnando un lungo ideale percorso di approfondimento e aggiornamento da un’edizione all’altra dell’evento. Tra le questioni che anche quest’anno sono al centro dei Forum a loro dedicati e ospitati all’interno di Casa Slow Food, citiamo la discussione sulla blue growth, la strategia dell’Unione Europea dedicata allo sviluppo sostenibile in ambito marittimo, che dovrebbe mettere al centro il fattore umano e le comunità costiere; la creazione di sistemi di cogestione delle risorse del mare che coinvolgano pescatori, amministrazioni locali e società civile; il ruolo delle donne nella pesca, come fattore di equità e sostenibilità sociale; le specie invasive che possono rivelarsi una risorsa e non solo un danno.

Ed è proprio questo l’esempio che raccontano i turchi Fatma Esra Kartal e Mehmet Can Görgün che nella Baia di Gökova organizzano un festival gastronomico dedicato alle specie aliene, quelle che a causa dei cambiamenti climatici si sono spostate in nuovi mari alla ricerca di un ambiente più confortevole, alterando però l’equilibrio della catena alimentare in cui si inseriscono. In questa zona della Turchia infatti la richiesta di nuovi pesci è cresciuta del 400% tra il 2010 e il 2015, il loro prezzo è aumentato di almeno il 20% e i guadagni delle cooperative di pescatori di quasi il 200%.

In Tunisia invece a sviluppare la filiera sostenibile della piccola pesca artigianale c’è il Club Bleu Artisanal, una comunità di pescatori che insieme ai ristoranti della zona organizza attività di educazione al gusto e alle scelte consapevoli. Tra i fautori di questa bella e importante iniziativa, a Slow Fish incontriamo Yassine Skandrine, rappresentante della piccola pesca locale, che ci racconta la sua visione olistica del rapporto tra pescatori e risorse, pesca artigianale e acquacoltura, e delle azioni dell’uomo sulla terra e in mare.

Gli fa eco Antonio García-Allut, presidente della Fondazione Lonxanet, che in Spagna ha attivato le energie per riunire un gruppo di cuochi che sostengono quei pescatori che attuano una gestione attenta delle risorse ittiche. Con Restauramar i cuochi aderiscono a un vero e proprio codice etico e si impegnano a inserire nei loro menù il maggior numero possibile di esemplari provenienti dalla filiera.

Dalla Colombia arriva Octavio Perlaza Guerrero, rappresentante della Ong Fondo Acción e del progetto Slow Fish Caribe, che riunisce organizzazioni di pescatori e reti impegnate nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili per migliorare la qualità della vita delle piccole comunità costiere e la condizione delle donne pescatrici.

LA RETE DI SLOW FISH IN NUMERI

I numeri della rete Slow Fish. Grafico aggiornato a ottobre 2018.

A Genova puoi avere un piccolo assaggio della rete di Slow Fish.

Diffusa in tutto il mondo, essa è costituita da oltre 147 comunità del cibo provenienti da tutto il mondo. Oltre a queste, rappresentano il tema Slow Fish 266 prodotti dell’Arca del Gusto, 22 Alleanze Slow Food dei cuochi e 8 eventi internazionali.