Le meraviglie delle alghe: scrigno di biodiversità

09 Giugno 2021

La percezione è tutto: anche se spesso sono viste come un prodotto di nicchia o una novità, le alghe hanno costituito una fonte di cibo per le società costiere di tutto il mondo per migliaia di anni.

C’è un crescente interesse per le alghe come cibo al giorno d’oggi, e non solo perché sono deliziose. A livello ecologico offrono vantaggi incredibili: non richiedono acqua dolce, deforestazione o fertilizzanti per crescere, e danno rifugio a innumerevoli specie.

Una donna che sta sperimentando un nuovo approccio alle alghe nel nord-ovest del Pacifico è Amanda Swiminer, fondatrice di Dakini Tidal Wilds sull’isola di Vancouver, in Canada. Il messaggio delle sue alghe raccolte è potente, ed è un esempio di una relazione più sana e reciprocamente vantaggiosa tra l’essere umano e il mare, un argomento che lei esplora in una Food Talk di Slow Fish. Abbiamo parlato con Amanda della sua vita e del suo lavoro.

Quali sono i tuoi primi ricordi legati alle alghe? Come è nato il tuo interesse per questo mondo sommerso?

La prima alga che ho conosciuto si chiama Ascophyllum nodosum. È di un bel colore dorato e si trova lungo le coste rocciose della Nuova Scozia, da dove viene mio padre. Ho studiato fisiologia delle alghe all’università, ma ero più attratta dal loro ruolo ecologico e dal loro valore come cibo che da qualsiasi altra cosa.

Quando mi sono trasferita nella British Columbia mi sono appassionata al wild-crafting, la raccolta di erbe spontanee. Ho iniziato a vendere piante selvatiche ai ristoranti e a fare tisane, tinture, oli e salse e a venderle ai mercati contadini. In uno dei miei libri sulla raccolta delle erbe spontanee, erano elencate tre alghe. Sono scesa sulla spiaggia di fronte alla casetta dove vivevo alla prima bassa marea e ho trovato una delle alghe del libro, l’Alaria marginata, o “kelp alato”. L’ho tagliata come diceva il libro, lasciando gli sporofilli riproduttivi intatti e diversi centimetri di lama attaccati alla roccia. Quel giorno ho raccolto una decina di lunghe lame, le ho portate a casa e le ho appese ad asciugare. Questo accadeva 20 anni fa e da allora continuo a raccogliere.

Amanda Swinimer. Ph. Jennifer Jellett
Amanda Swinimer. Ph. Jan Jellett Photography

Cosa c’è di speciale nella biodiversità della costa dell’isola di Vancouver? Quali altri animali si nutrono di queste piante, oltre all’essere umano?

L’isola di Vancouver è uno dei luoghi più biodiversi del pianeta, sia sulla terraferma che in mare. Sulla terraferma c’è una delle ultime antiche foreste pluviali temperate, uno degli ecosistemi più a rischio del mondo. Nell’oceano ci sono fiorenti foreste di kelp, uno degli ecosistemi più produttivi del pianeta. Abbiamo la più grande diversità di alghe d’acqua fredda, con circa 650 specie. Abbiamo 30 specie di kelp, più che in qualsiasi altra parte del mondo.

Le alghe appartengono a un gruppo molto ampio e diversificato di organismi, che includono organismi microscopici fotosintetizzanti simili a batteri chiamati microalghe, e le alghe, formalmente note come macroalghe. Le macroalghe sono ulteriormente suddivise in tre gruppi principali: alghe rosse, alghe brune e alghe verdi. I kelp sono alghe marroni che appartengono all’ordine Laminariales. I più voraci mangiatori di kelp sono i ricci di mare, e l’equilibrio tra i ricci di mare e i loro predatori è essenziale per la salute delle foreste di kelp. Altri animali che consumano le alghe nel nord-ovest del Pacifico sono i molluschi come le patelle e l’abalone, e alcuni crostacei.

Come è cambiata la percezione pubblica delle alghe come prodotto alimentare da quando hai iniziato a venderle nel 2003?

Per i primi 11 o 12 anni dopo aver iniziato la mia attività, Dakini Tidal Wilds, nel 2003, ho venduto le mie alghe ai negozi di alimenti naturali e a un solo ristorante, specializzato in cucina crudista e vegana. La mia clientela a quel tempo erano principalmente persone interessate agli enormi benefici per la salute delle alghe. L’alga è un alimento poco conosciuto in Occidente, e sfortunatamente godevano della reputazione di essere “strane e dal sapore di pesce”. Intorno al 2014, la reputazione delle alghe ha cominciato a passare da strana a meravigliosa. Ero entusiasta del fatto che stessero diventando riconosciuta non solo per le loro proprietà salutari e nutrizionali, ma anche apprezzate per il loro unico umami. Attribuisco questo meraviglioso risultato in gran parte all’incredibile talento di molti degli chef che oggi svolgono un lavoro pionieristico.

Amanda Swinimer. Ph. Chris Adair
La raccolta delle alghe. Ph. Chris Adair

Sei comprensibilmente orgogliosa della grande varietà di alghe che raccogli… Puoi dirci qualcosa di più sui loro usi gastronomici?

Il kelp alato ha una consistenza gommosa e un delicato e salmastro. Il mio modo preferito di mangiarlo è tagliato a pezzettini in una zuppa, dove aggiunge sapore al brodo, o ammollato e avvolta intorno al pesce prima di cuocerlo al forno o alla griglia. L’alga mantiene il pesce molto umido e diventa croccante quando viene cucinata in questo modo. L’alga “toro” ha un forte sapore umami che dà una sensazione di formicolio sulla punta della lingua ed è una delle alghe dal sapore più salino. È ottima come condimento, semplicemente macinata e cosparsa su piatt di pesce, insalata e… popcorn. Il suo sapore intenso la rende anche una base meravigliosa per salse come il pesto.

Quali sono le maggiori minacce all’ecosistema marino dell’isola di Vancouver, e quali azioni sono state intraprese per preservare l’ecosistema?

Il cambiamento climatico è la più grande minaccia per l’ecosistema marino dell’Isola di Vancouver. Le alghe richiedono acqua fredda per riprodursi e sopravvivere. L’alga toro, una delle due specie che formano la copertura delle nostre foreste di kelp e la seconda alga più grande del mondo, è particolarmente sensibile ai minimi aumenti di temperatura. Un aumento di soli 3°C può determinare il loro destino. Per esempio, uno studio condotto dallo studioso di alghe Braeden Schiltroth ha messo in luce che temperature della superficie del mare di 17°C hanno un effetto negativo sulla formazione delle spore, e che a 20°C le spore vengono uccise.

Un’altra seria minaccia all’ecosistema marino dell’Isola di Vancouver sono le potenziali fuoriuscite di petrolio. La costruzione del Trans-Mountain Pipeline, un oleodotto la cui progettazione prevede una lunghezza di 980 chilometri e che trasporterà bitume diluito dalle sabbie dell’Alberta a un terminale marino a Burnaby, vedrà un aumento di sette volte del traffico di superpetroliere attraverso lo stretto di Juan de Fuca, dove vivo e raccolgo. Una fuoriuscita di petrolio sarebbe catastrofica per l’ecosistema marino. Una significativa pressione pubblica e molteplici cause giudiziarie hanno fatto sì che la compagnia che stava progettando la costruzione dell’oleodotto, la texana Kinder Morgan, abbandonasse il progetto. Sfortunatamente, con una mossa sbalorditiva del governo federale del Canada, hanno comprato il progetto nel 2018 con 4,5 miliardi di dollari di denaro dei contribuenti.

A oggi, sono stati presentati otto ricorsi alla corte federale dalle municipalità di Vancouver e Burnaby, dalle Prime Nazioni Tsleil-Waututh, Squamish, Kwantlen e Coldwater, e dal governo provinciale della British Columbia. Le sei Prime Nazioni hanno vinto la loro causa alla Corte Federale d’Appello nel 2018: i giudici hanno convenuto che non sono state adeguatamente consultate prima che l’oleodotto fosse approvato. Il governo provinciale della British Columbia, così come diverse municipalità, tra cui la capitale, Victoria, e la città più grande, Vancouver, si oppongono al progetto: in particolare all’aumento del traffico di petroliere sulla nostra costa.

Un’altra grave minaccia è il diboscamento. Poiché il diboscamento sull’isola di Vancouver avviene nella foresta pluviale montuosa, causa molte frane che gettano enormi quantità di limo e sedimenti giù per i ruscelli, che poi si fanno strada verso gli oceani dove soffocano le alghe e coprono le rocce di cui le alghe hanno bisogno per attaccarsi. Ci sono proteste organizzate localmente in molte comunità che fanno pressione sul governo provinciale per passare a pratiche di taglio selettivo e lasciare stare le aree molto ripide.

seaweed workshop dakini tidal wilds
Un workshop sulle alghe all’Isola di Vancouver. Ph. Dakini Tidal Wilds

Ci sono altre lezioni importanti che cerchi di impartire alle persone sulle alghe e l’ambiente?

Sì! Le alghe, comprese quelle marine, sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Si stima che metà del nostro ossigeno globale sia prodotto dalle alghe. Alcune stime parlano addirittura dell’80%. Si stima anche che le alghe assorbano un terzo dell’anidride carbonica atmosferica. Le alghe sono i produttori primari del più grande ecosistema della terra: l’oceano. Le foreste di alghe sono uno degli ecosistemi più produttivi del mondo. Poiché le alghe vivono spesso in ambienti estremi e sono esposte a grandi differenze di temperatura, salinità e forte azione delle onde, hanno sviluppato composti biologicamente attivi che non si trovano altrove in natura e che hanno notevoli capacità di sostenere anche la salute umana.

Cosa significa per te essere parte del newtwork di Slow Fish?

Slow Fish mi dà speranza , perché so che ci sono migliaia di persone di tutti i ceti sociali interessate al cibo buono, pulito e giusto e che si impegnano a guarire i nostri sistemi alimentari oceanici e a proteggere l’ecosistema oceanico. Le mie ambizioni sono che Slow Fish continui a intraprendere azioni significative per proteggere la biodiversità e la diversità culturale, cosa che sto già vedendo con l’incredibile rete di Slow Fish qui in Canada, in Nord America e nella rete internazionale. Posso contare su una rete che dia ascolto e aiuto quando ci sono minacce all’ecosistema delle alghe selvatiche.

Amanda Swinimer presenterà una Food Talk, come parte del programma di Slow Fish, il 25 giugno.

Se ti interessa questo argomento, iscriviti al webinar online del 3 luglio alle 11.

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it