Piccola pesca e grandi innovazioni

Uno dei significati più belli del “mettersi in rete” è la condivisione di idee, pensieri e piccole grandi innovazioni utili a migliorare la vita delle comunità.

A volte si ha un pregiudizio un po’ romantico (forse), e si è portati a pensare che i pescatori artigianali non siano così affini alle invenzioni tecnologiche. In realtà, se in molti casi è ancora così, in altri pesca di piccola scala e tecnologia hanno già trovato un accordo proficuo o stanno lavorando per farlo.

Peix Nostrum: dall’etichettatura alla creazione di riserve marine

È il caso di Francisco Cardona Ramon, direttore di una confraria di pescatori a Ibiza, che nel 2008 hanno presentato il marchio Peix Nostrum, che identifica tutti i prodotti ittici commercializzati dalla flotta artigianale delle due corporazioni di pescatori dell’isola, Elvissa e Sant Antoni.

Se per il consumatore l’unica garanzia che il pesce acquistato è di qualità elevata sia data dalla tracciabilità del prodotto, il marchio Peix Nostrum garantisce che il pesce è stato catturato da una delle imbarcazioni dei pescatori artigianali di Ibiza e che non ha trascorso più di quattro ore dal momento della cattura fino a quando è stato sbarcato. Assicura che il pescato sia stato trattato, refrigerato e protetto nel massimo rispetto delle norme igieniche e catturato con reti selettive che hanno un impatto minimo sull’ambiente. E assicura che queste norme siano rispettate da tutti i pescatori aderenti al progetto.  Con il tempo il progetto si è affinato al punto da arrivare a creare 22 diverse etichette individuali dedicate a diverse specie di pesce, un progetto pionieristico nell’area mediterranea spagnola. Sull’etichetta un codice QR rimanda a tutte le informazioni necessarie, e forse anche più di quelle che potremmo immaginare.

Al progetto sulle etichette i pescatori di Ibiza ne affiancano altri di tutela ambientale: nel 1999 grazie a un accordo con le istituzioni, i pescatori sono riusciti a creare la Reserva Marina des Freus de Ibiza y Formentera, con una estensione di 13.617 ettari; a questa ne è seguita una seconda, la riserva marina di Tagomago, con un totale di 3738 ettari, che garantiscono condizioni di pesca ottimali, con un ambiente sano e ricco di biodiversità, che ha anche un notevole ritorno economico per i pescatori.

EcoGourmet, l’unione fa la forza

Octavio Perlaza, colombiano, rappresenta a Slow Fish un altro progetto interessante: EcoGourmet mira alla creazione di un circolo virtuoso che ha messo insieme le esperienze e le risorse che fino a qualche anno fa lavoravano in modo disconnesso, non organizzato. Compattandole, e portandole a lavorare insieme si è riusciti a lavorare su progetti più organici, come la realizzazione di una pesca ancora più selettiva o lo sviluppo di un progetto sulla catena del freddo, importantissima in un paese in cui sono ancora moltissimi i problemi legati alla conservazione del pesce dal momento della cattura a quando viene sbarcato.

Le piangueras di Purricha-Choco, rispettare i tempi del mare

Abbiamo ascoltato anche le parole di una emozionata Maria Daici Caceres, attivista colombiana che ha organizzato una piccola comunità tutta al femminile dedita alla raccolta della piangua, un mollusco locale. La raccolta avviene 3-4 volte alla settimana, solo quando i molluschi hanno raggiunto la giusta grandezza e in perfetta armonia con un ambiente fragile, le mangrovie, al quale altre attività – come i famigerati allevamenti di gamberi che hanno arrecato danni inestimabili a questi ecosistemi. Grazie a Mucho Colombia, i prodotti della comunità sono commercializzati fino a Bogotà.

Ecco alcuni piccoli ma grandi esempi di pescatori consapevoli che amano e capiscono l’ecologia locale e si oppongono a forme di sfruttamento indiscriminato delle coste e dei mari che compromettono una delle risorse più importanti e vulnerabili.

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