Un mare di biodiversità, e le nostre abitudini alimentari

Un mare di biodiversità, e le nostre abitudini alimentari

«Abbiamo mappato il globo e non riempiamo più le macchie bianche con strani mostri o animali fantastici creati dalla nostra fantasia. Ma forse dovremmo. Perché la vita sul pianeta è ben lungi dalla sua rivelazione. Poco meno di due milioni di specie animali sono state finora descritte dalla scienza, ma i biologi stimano che al mondo esistano in totale dieci milioni di organismi pluricellulari. Le scoperte più grandi aspettano in mare».

Morten A. Strøksnes, Il libro del mare, Iperborea

Mari e oceani sono ricchissimi di biodiversità. Non stiamo parlando solo di pesci – le specie catalogate a oggi sono circa 200.000, ma calcolando che ne sappiamo ancora pochissimo potrebbero essere milioni –, ma anche di molluschi, cetacei, spugne, alghe e coralli, fino al fitoplancton e lo zooplancton, che formano ecosistemi complessi.

Gli abitanti del mare sono ancora in larga parte ignoti. Eppure, fra i pesci noti e di interesse commerciale e gastronomico, concentriamo la nostra attenzione su pochissimi nomi: il merluzzo, l’orata e il branzino, il tonno, il salmone… I nostri appetiti, uniti alla sempre maggiore efficienza della pesca industriale e all’inquinamento stanno ponendo a serio rischio la sopravvivenza di intere specie.

I NUMERI

Secondo la FAO, il 33% delle specie ittiche di interesse commerciale sono sovrapescate o prossime all’esaurimento, un altro 60% sono ai limiti della sostenibilità. Attualmente, i pesci selvatici catturati nel mondo ammontano a 90,9 milioni di chili all’anno (Fao, 2016).

LE CONSEGUENZE

All’eccessiva pressione di pesca si aggiungono altre concause, quali le alterazioni di tipo climatico e chimico-fisico e più in generale tutte le alterazioni degli ecosistemi, che si traducono sempre in perdita di biodiversità sia in termini numerici (di specie) sia in termini sistemici (di salute di un ecosistema).

Questo progressivo impoverimento può avere ripercussioni anche sulla sussistenza e il benessere del genere umano. Nel mondo, oltre 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità del mare e delle fasce costiere per la propria sussistenza e a livello globale si stima vi siano approssimativamente 37 milioni di pescatori di piccola scala, concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Le risorse marine direttamente e indirettamente forniscono impiego a circa 200 milioni di persone.

LE BUONE PRATICHE

Tutti possiamo contribuire alla conservazione della biodiversità del mare.

  • Come consumatori, dobbiamo adottare pratiche più responsabili: impariamo a variare, scegliendo pesci poco noti, che spesso sono anche più gustosi ed economici; cerchiamo la taglia giusta, perché ogni pesce ha una taglia minima che gli consente di riprodursi e al di sotto della quale non può essere pescato, venduto, mangiato; evitiamo di acquistare pesci carnivori di allevamento, e privilegiamo specie sostenibili come i bivalvi; scegliamo pesce locale e rispettiamo la stagionalità; poniamo domande al nostro pescivendolo di fiducia, impariamo a scoprire come, dove e quando il nostro pesce è stato pescato.
  • La pesca può fare moltissimo per non esercitare un’eccessiva pressione sulle specie e rispettare i fondali. La pesca sostenibile significa gestire correttamente una risorsa, non impegnarsi al fine di prendere sempre più pesci, ma prendere solo quelli di cui l’ecosistema può sostenere la cattura. Per parte nostra, guardiamo con grande attenzione alle esperienze di produzione integrata (pesca-agricoltura, pesca-turismo, pesca-artigianato), che possono consentire un alleggerimento della pressione di pesca accanto a una diversificazione delle fonti di reddito dei pescatori.
  • Le aziende possono dare il loro contributo, sviluppando attrezzi da pesca realizzati con materiali sostenibili o strumenti che aiutino i pescatori artigianali di piccola scala ad affacciarsi sul mercato.
  • Le istituzioni debbono lavorare per regolamentare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, illegale, non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttiva. Vanno attuati piani di gestione basati sulle conoscenze scientifiche, al fine di ripristinare gli stock ittici nel più breve tempo possibile.

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Fonti

Fao 2018,
The State of the World Fisheries and Aquaculture

Heinrich Boll Stiftung e Schleswig-Holstein, 2017
Ocean Atlas – Facts and Figures on the Threats to Our Marine Ecosystem

Onu, 2015
Sustainable Development Goals – Goal 14: Life Below WaterPeter Greenberg,

Four Fish
Slow Food Editore, 2012