Un mare di plastica

Un mare di plastica

Voglio dirti una parola sola. Solo una parola.
Sissignore.
Mi ascolti?
Sissignore.
Plastica.
Non credo di avere capito.
L’avvenire del mondo è nella plastica.

Mike Nichols, Il laureato, 1967

È il 1967 e il regista Mike Nichols in una delle pietre miliari della storia del cinema, Il laureato, affida queste parole a uno degli ospiti intervenuti alla festa di laurea di Ben Braddock-Dustin Hoffman.

È il 1967 e da poco più di un decennio sulla scena mondiale è iniziata l’inarrestabile ascesa della plastica: economica, resistente, apparentemente inesauribile, che magicamente rende disponibili a tutte le classi sociali beni di consumo prima molto costosi, dipendenti dalla scarsità delle risorse naturali.

I NUMERI

Per descrivere questa ascesa bastano i numeri. Dagli anni Cinquanta a oggi, sono stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, pari al peso di 158.670 Titanic. Di questi, 6,3 miliardi sono già diventati spazzatura. La produzione globale ha subìto un’accelerazione sempre più sostenuta, passando dai 2 milioni di tonnellate prodotti nel 1950 ai 400 milioni del 2015.

La plastica è ovunque. E in grande parte finisce in mare, dove si scompone in frammenti minuscoli – le nanoplastiche e le microplastiche – o dove si ritrova in pezzi più grandi, visibili a occhio nudo – le macroplastiche e le megaplastiche. Il 20% delle plastiche che finiscono in mare vengono di lì – sono le reti di nylon, gli attrezzi da pesca abbandonati, i galleggianti, le casse utilizzate per lo stoccaggio; ma l’80% ha origine sulla terraferma, soprattutto nei paesi in cui la gestione dei rifiuti è carente o inesistente.

LE CONSEGUENZE

Le plastiche in mare inquinano; vanno a formare gigantesche isole alla deriva negli oceani o galleggiano in prossimità delle fasce costiere; nel loro viaggio permettono alle specie aliene di spostarsi verso ecosistemi lontani dall’origine, con effetti deleteri per le comunità finali; se corrotte in nano e microplastiche, possono essere scambiate per cibo e ingerite dai pesci, contaminandone le carni; più aumentano le plastiche in mare, più aumentano per noi le probabilità di consumarle, consumando un piatto di pesce.

LE BUONE PRATICHE

Se c’è un ambito nel quale possiamo agire per invertire la rotta, è proprio questo. Ed è importante partire dal presupposto che non basta riciclare, bisogna ridurre l’utilizzo della plastica.

  • Come cittadini, possiamo cambiare le nostre abitudini, prestando attenzione al packaging dei prodotti che acquistiamo. Che senso ha, ad esempio, acquistare un’arancia già sbucciata, divisa in spicchi, e confezionata in un vassoietto di plastica, protetto da uno strato doppio di pellicola? E possiamo rispettare in modo rigoroso le norme della raccolta differenziata.
  • I pescatori possono farsi portatori di un messaggio virtuoso, privilegiando gli attrezzi da pesca fabbricati con fibre naturali rispetto a quelli realizzati con fibre sintetiche o recuperando gli attrezzi di plastica che finiscono in mare – le reti perse, ad esempio – per evitare che continuino a uccidere e a inquinare.
  • Le aziende possono sviluppare la ricerca di nuovi materiali e soluzioni alternative, soprattutto per quanto riguarda i prodotti monouso. Gli oggetti realizzati con polimeri naturali come la lignina, la cellulosa, la pectina e la chitina, rispetto alle loro controparti sintetiche si biodegradano molto velocemente. O possono riutilizzare la plastica, dandole nuova vita. Da 20 bottiglie in PET, si può ricavare ad esempio il tessuto di una morbida trapunta.
  • Fondamentali sono anche le iniziative intraprese dalla società civile o dalle istituzioni a questo proposito. Ad esempio, nel 2017, Slow Food nel suo congresso internazionale ha approvato una mozione per favorire l’abbandono della plastica monouso, ridurne l’utilizzo e favorire il riciclo e il riuso. Numerose iniziative sono intraprese da molteplici attori a livello nazionale e internazionale.

Vieni a Slow Fish e scopri le storie positive presso la Slow Fish Arena. Aziende, consumatori consapevoli, pescatori e organizzazioni ti mostreranno come possiamo disegnare insieme un futuro alternativo alla plastica, più naturale, più sostenibile, più bello.

Fonti

Silvio Greco e Raffaella Bullo
Un’onda di plastica

Heinrich Boll Stiftung e Schleswig-Holstein
Ocean Atlas – Facts and Figures on the Threats to Our Marine Ecosistem