Una cornucopia di plastica: l’installazione di Christian Holstad a Genova

01 Luglio 2021

L’artista americano Christian Holstad si occupa di temi legati alla plastica e al mare da ormai 15 anni, molto prima che l’effetto Pianeta blu determinasse la caduta delle cannucce di plastica in Occidente.

Nell’ambito di Slow Fish 2021, Holstad porta la sua installazione Consider yourself a guest (Cornucopia) in Piazza De Ferrari, la più iconica del centro storico di Genova. E ci mette di fronte a una domanda potente: quali sono le conseguenze per il mare, e per tutti noi, se la vita marina viene sostituita dalla plastica?

Abbiamo parlato con l’artista del suo lavoro prima dell’apertura dell’evento. Dice Christian Holstad: «Ora c’è così tanta plastica ovunque che è difficile non notarla. La prima volta che ho cercato di affrontare la questione è stato nel 2006, ad Art Basel, a Miami Beach. I container erano sulla spiaggia e ognuno di essi era uno spazio espositivo. Mentre facevo un sopralluogo ho notato tutte queste bottiglie di plastica sbiancate sulla spiaggia, prodotti chimici che venivano usati per pulire i teli da mare. L’ho trovato strano, pensando alla quantità di prodotti chimici e di plastica che utilizzati, e così ho usato a mia volta questi contenitori di plastica in un’installazione chiamata Containers on the Beach per portare l’attenzione sull’argomento».

«Poi, circa nove anni fa, sono stato in Italia, sull’isola di Stromboli, raccogliendo giorno dopo giorno rifiuti di plastica dalla spiaggia e utilizzandoli per fare piccole sculture. Era un concetto simile, quest’idea degli usi propri e impropri di questi oggetti quotidiani, e di cosa avrebbero potuto diventare. Poi sono stato contattato da FPT Industrial e da Milovan Farronato; conosceva il mio lavoro di Stromboli e mi ha chiesto di svilupparlo per la Biennale di Venezia. È così che è nato Consider yourself as a guest (Cornucopia)».

Considerati un ospite

Il nome, racconta Holstad, è ispirato da un cartello che un vicino aveva sulla porta del complesso residenziale di Brooklyn in cui abitavano: «Vedevo questo cartello tutti i giorni, passandoci davanti mentre entravo o uscivo dal palazzo, e così ho meditato molto su questa frase. Cosa significa essere un ospite? Essere un ospite non significa che puoi fare quello che vuoi; quando arrivi in casa di qualcuno non cominci a distruggere il posto in cui ti trovi. Ma è esattamente quello che stiamo facendo a casa nostra. Siamo ospiti terribili sul nostro stesso pianeta».

E la Cornucopia? Continua Holstad: «In passato la cornucopia rappresentava la generosità di tutte le cose che si potevano raccogliere in natura, dall’acqua o dalla terra, ma ora la bella cornucopia della natura è stata sostituita da una cornucopia di spazzatura».

Plastica, plastica, ovunque…

Christian Holstad e i contenitori che formeranno “Consider yourself as a guest (Cornucopia)”. L’opera è esposta in Piazza De Ferrari a Genova, in occasione di Slow Fish 2021 ©Antinori

La percezione della plastica come inquinante nocivo è un fenomeno relativamente recente. Non molto tempo fa, la plastica era vista come un materiale del futuro, modellato in ogni sorta di oggetti di design. Ma quella visione della plastica sta rapidamente cambiando e, come sottolinea Christian Holstad, deve farlo. Deve cambiare.

«I giovani di tutto il mondo si rendono conto di qualcosa di fondamentale, qualcosa su cui le vecchie generazioni stanno ancora dibattendo (senza passare all’azione): questo non può continuare. Tutta questa plastica che stiamo producendo come società finisce negli oceani, formando isole artificiali che diventano ogni giorno più grandi. Tutto questo è interconnesso: l’inquinamento, il calore, gli ecosistemi. Quindi non mi interessa più discutere su cosa sia meglio o peggio, buono o cattivo, giusto o sbagliato: l’unica analisi che mi interessa è cosa sia sostenibile o meno. E il modo in cui stiamo vivendo non è sostenibile, quindi non può continuare».

Il cambiamento deve venire dal basso

L’artista al lavoro nella costruzione della Cornucopia. L’opera è esposta in Piazza De Ferrari a Genova, in occasione di Slow Fish 2021 ©Antinori

Come tutti sappiamo, gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un’umanità più sostenibile sono molti e impegnativi. Ma il cambiamento non è impossibile se la gente lo pretende. Secondo Holstad: «È difficile, perché ci sono molte aziende che hanno fatto un sacco di soldi con la plastica, e non vogliono fermarsi. Dobbiamo essere più decisi e determinati, perché che prende le decisioni non si muove abbastanza velocemente. I giovani lo capiscono immediatamente. Vedono un mucchio di persone potenti che volano in giro per il mondo a tutti questi summit e conferenze per discutere il problema, ma è soprattutto aria fritta. Dobbiamo affrontare direttamente la questione, e dobbiamo farlo ora. La spinta deve venire dal basso, perché le aziende non ne faranno mai una vera priorità».

«Seguire la filosofia di Slow Food porta alla produzione di cibo migliore, il risultato di idee che sono più in linea con ciò che è sostenibile. Ed è proprio di questo che si tratta: le azioni sono sostenibili o no? Una volta che si è semplificato a questo livello, non c’è più spazio per le discussioni. I giovani non vogliono discuterne. Non hanno chiesto la cornucopia di plastica in cui il loro mondo sta affogando, ma è quello che gli è stato dato. Vietare gli articoli di plastica monouso è un buon inizio, ma non vedo l’ora che vengano intraprese azioni ancora più significative. Se lo chiediamo abbastanza forte e con abbastanza insistenza, non ci sarà altra scelta».

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it