In un pianeta in cui tutto è legato, tutto quel che accade sulla fascia costiera ha ricadute sui mari, e tutto quel che accade negli spazi urbani si riflette sulle campagne. È stato questo lo spunto di riflessione da cui è partita, a Slow Fish, la conferenza “Il turismo che fa bene” – in Arena Slow Fish Masaf –, moderata da Francesca Baldereschi, responsabile del progetto Slow Food Travel.
Parlando di turismo, si assiste spesso a un paradosso: da un lato ci sono territori bellissimi, ma difficili da promuovere, dall’altro territori che di promozione non hanno davvero bisogno, ma che è necessario proteggere da un turismo sempre più di massa, consumistico, poco attento in genere ai territori e alle loro risorse.
Il viaggio che abbiamo intrapreso ci ha portati in giro per l’Italia, da Trieste e il Carso alle spiagge pugliesi, dallo Stretto di Messina alle campagne romane.
Trieste e il Carso: recuperare le proprie radici, valorizzare la misura esperienziale
L’intervento di Enrico Maria Milič, responsabile Slow Food Travel Carso e Trieste ha messo in evidenza la coesistenza difficile, a tratti tragica, tra due comunità: la maggioranza italiana (concentrata in città e nell’ambiente urbano) e la minoranza slovena (che al contrario si identifica maggiormente con le campagne). «Spesso tendiamo a perdere contezza della cultura delle campagne, e la vera sfida – anche turistica – consiste nel comprendere come ricucire questo legame spezzato, come si possano recuperare radici, sia a livello di racconto, di narrazione, sia attraverso la proposta di attività educative».
Il turismo può far bene. Continua Milič: «La misura esperienziale dei viaggi è un elemento sempre più importante del turismo contemporaneo. Il mercato ha colto questa esigenza, proponendo molte esperienze turistiche interessanti, molte delle quali inserite nel pacchetto Slow Food Travel Carso e Trieste: dalla passeggiata con il pastore, alla scoperta del Presidio Slow Food della pecora carsolina all’aperitivo con vista sul Golfo di Trieste a bordo di una storica imbarcazione dei primi del Novecento».
Gli strumenti digitali possono essere una risorsa per promuovere queste esperienze presso il pubblico, per far emergere un’interpretazione del territorio che sia interessante per la città.
Puglia: la sfida della destagionalizzazione
Marco Dadamo, Presidente Slow Food Puglia e direttore Area Marina Protetta di Porto Cesareo, parla di un’area in cui il turismo non ha davvero bisogno di ulteriori spinte, per crescere numericamente. Nel 2024 il trend è stato in netta crescita a livello di arrivi e presenze, con un +10,6% nel primo caso, e un 8,5% nel secondo. Nel caso della Puglia, la sfida, anzitutto, è quella di destagionalizzare il turismo, e di proporre mete meno scontate, anche in questo caso esperienze significative.
La Puglia, dice Dadamo: «Si sta candidando come meta turistica per chi cammina, per i cicloturisti, come interessante meta enogastronomica, e ancora meta per l’olioturismo. Tutte queste dimensioni, tutte queste esperienze e modalità di esperienza turistica possono portarci in una dimensione diversa da quella di un turismo che, spesso, è subìto. Valorizzando queste dimensioni possiamo contribuire a mitigare gli impatti negativi del turismo in Puglia, che si vedono soprattutto in centri di piccole dimensioni come Porto Cesareo, dove il turismo di massa sta determinando enormi criticità dal punto di vista ambientale, dello smaltimento dei rifiuti, del deturpamento dell’habitat».
Il fenomeno turistico, insomma, presenta molte luci e molte ombre, e nel caso pugliese si sta puntando, con i primi buoni risultati su un turismo diverso, slow, che partecipi a esperienze di pescaturismo, che possa scoprire ad esempio un mestiere antico com’è quello dei mitilicoltori tarantini, che scopra territori meno noti ma altrettanto interessanti rispetto alle destinazioni più frequentate.
Puntare sulla partecipazione, lavorare dalla base
Angelo Boscarino, CEO di BIA Beni immateriali e archivistici evidenzia come oggi il turismo di qualità non si limita ad andare a vedere: «Va a fare esperienza». È un viaggio più consapevole, di scoperta, che può e deve essere facilitato anche da strumenti narrativi alternativi. Ne sono un esempio le clip di micronarrazione realizzate dal Ministero della Cultura insieme all’Università di Scienze Gastronomica. La loro peculiarità, dichiara Boscarino: «sta nel restituire in maniera sintetica ma molto raccontata il valore di territori e di esperienze di vita».
Ne è un esempio la micronarrazione che riguarda il mitilicoltore spezzino Angelo Majoli, che raccontando il proprio mestiere diventa testimonial di un territorio, della sua ricchezza, del suo valore culturale.
Gli fa eco Nino Mostaccio, Presidente di Slow Food Messina. «Dobbiamo imparare a lavorare in modo diverso, partendo dalla base e rinsaldandola. Rafforzare la base è punto di partenza fondamentale per costruire sul territorio una maggiore consapevolezza a partire dagli operatori del settore: i pescatori, gli agricoltori, gli allevatori. Stiamo lavorando con loro per costruire insieme a loro dei pacchetti turistici che abbiano un interesse, per proporre percorsi di turismo sostenibile e naturalistico. In questo modo, ne siamo convinti, si può predisporre il turismo a un rapporto fecondo con il territorio e viceversa».
Roma: alla scoperta delle aree rurali
La chiusura è lasciata a Fabio Bonanno, Responsabile Agricoltura e Food Policy Assessorato all’Ambiente, Agricoltura e Ciclo dei Rifiuti – Comune di Roma Capitale, che restituisce una visione in parte sorprendente. «Il Comune di Roma ha una superficie di quasi 130.000 ettari, solo un terzo dei quali costruiti. Le aree verdi ammontano a 82.000 ettari, di cui 42.000 ettari sono parchi e giardini e 40.000 ettari aree agricole».
Continua Bonanno: «Fino a 3 anni fa il turista che arrivava a Roma stava due giorni o poco più, ora siamo saliti a tre giorni e mezzo circa. È probabile che questa inversione di tendenza stia avvenendo anche grazie alla riscoperta del verde e della linea di costa, che misura 14 chilometri».
Lo sforzo di una grande metropoli d’arte qual è Roma sta dunque nel portare all’attenzione del turista tutti gli elementi che ne compongono l’identità. «Possiamo mostrare ai turisti che, se lo vogliono possono pernottare in un agriturismo a 20 minuti dal Colosseo, possiamo continuare a promuovere un nostro progetto sui vigneti urbani che potrebbe intercettare un altro tipo di turismo. Possiamo comunicare l’esistenza, e la bontà, dell’olio di Roma. Possiamo intercettare un turismo che si muova in mesi meno inflazionati, predisposto a stupirsi, a fare esperienza, a scoprire anche un’altra dimensione di Roma. Meno evidente, ma sempre bellissima».
di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it