Gli squali: e se provassimo a vederli più come prede, anziché predatori?

07 Maggio 2025

Palombo, verdesca, spinarolo, gattopardo, gattuccio, pesce vacca… Dai nomi è difficile identificarli come squali, eppure lo sono tutti, e molto spesso sono oggetto di consumo alimentare, anche se non lo sappiamo. 

Un’importante conferenza di Slow Fish 2025 e “A tu per tu con gli squali”, un appuntamento dedicato ai bambini, portano all’attenzione del grande pubblico un’emergenza: molte specie di squali, infatti, stanno vedendo negli ultimi decenni un drastico calo. Ed è importante imparare a conoscerle, e anche a proteggerle. Ne parlo al telefono con il professor Massimiliano Bottaro, biologo marino e portavoce del progetto LIFE Elife. 

Oggetto del progetto non sono solo gli squali, ma anche le razze e le chimere. Fanno tutti parte degli Elasmobranchi, termine con cui vengono definiti i pesci cartilaginei, la cui esistenza risale a un’epoca lontanissima – si ipotizza che risalgano a circa 450-420 milioni di anni fa, prima dei vertebrati terrestri e prima che molte piante avessero colonizzato le terre emerse. 

Perché parlare di squali a Slow Fish? 

In questo Slow Fish abbiamo deciso di dedicare un’attenzione speciale agli squali, come facciamo con molte specie a rischio. E lo facciamo da un lato per evidenziare il loro ruolo fondamentale per il mantenimento degli equilibri biologici nel Mediterraneo, dall’altro perché la loro esistenza è in pericolo. 

Mi dice Bottaro: «È estremamente complicato fare stime precise sui livelli del loro declino – anche perché non disponiamo di dati ufficiali sulla loro attestazione negli ecosistemi del passato. Quel che è certo, però, è che specie iconiche come lo squalo martello o lo squalo angelo sono diventate molto meno visibili rispetto a un tempo. Per alcuni di essi, quindi, è possibile parlare di un calo drastico e di una gravissima diminuzione, mentre per altri non è possibile farlo».

La conferenza – 9 maggio alle 17:30 – Squali e razze: quando li mangiamo non lo sappiamo

Gli squali svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini, ma oggi sono gravemente minacciati. Ogni anno gli esseri umani provocano la morte di un numero di squali difficile da calcolare con precisione, e in molti non lo sanno, ma anche se non è scritto sul menù, è carne di squalo quella che consumiamo: palombo, gattuccio, spinarolo, zigrino. Sono tutti squali! E il loro numero sta via via diminuendo, senza che si comprenda, tra l’altro, quanto siano fondamentali per la salubrità degli ecosistemi e della catena trofica. In questo workshop, esperti del settore esplorano il rapporto tra conservazione, pesca e consumo alimentare, con l’obiettivo di creare alleanze per incidere anche a livello politico e di illustrare le azioni in corso dei progetti europei Life Elife e Life EU Shark.  Al termine, vi invitiamo a una degustazione di cacciucco “shark free”, per scoprire come tradizione e sostenibilità possano convivere nel piatto! Oltre a Massimiliano Bottaro intervengono Eleonora de Sabata, fotografa e giornalista, portavoce del progetto LIFE European Shark e Nicola Rasore,biologo marino, con la moderazione di Bruna Valettini,biologa dell’Acquario di Genova. Registrati e partecipa!

Le cause del declino

La causa di questa diminuzione porta il nome di un altro predatore, un predatore vero, l’Homo sapiens, le cui attività hanno avuto un impatto enorme su tante specie di squali. Si va dalle catture accidenttali alla degradazione degli ecosistemi costieri, che combinate con la fragilità degli squali possono avere effetti tragici. Continua Bottaro: «Rispetto ai pesci ossei squali e razze sono “svantaggiati”: vivono molto a lungo – lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) può arrivare addirittura a 300 anni di età! –, ma questo significa che raggiungono molto tardi la maturità sessuale. Il già citato squalo della Groenlandia la raggiunge verso i 70 anni, lo squalo bianco quando ne ha più di 30… In altre parole questo significa che molti di essi vengono catturati ancor prima di riprodursi».

Altra causa principale a cui si è accennato è l’habitat loss. «Il depauperamento della linea di costa ha effetti altrettanto devastanti sulla scomparsa degli squali. Ce ne siamo resi ben conto durante il lockdown quando come molte altre specie marine e terrestri gli squali hanno ricominciato a impadronirsi dei loro habitat». Poi, dice Bottaro, possono esserci altre concause, dagli inquinanti organici al cambiamento climatico, che però sono più difficilmente dimostrabili.

L’unione fa la forza

La soluzione? Come sempre non è univoca ed è l’azione combinata di più soggetti a poter fare qualcosa per cambiare radicalmente la narrazione sugli squali e contribuire a salvarli. Da un lato ci sono ovviamente gli scienziati come il professor Bottaro, i politici, ma poi ovviamente i pescatori sono in prima linea. «Non solo come stakeholders che possono accogliere le nostre richieste, riducendo le catture accidentali, adottando attrezzi di pesca dal basso impatto, e seguendo molte altre buone pratiche che stanno già dando i loro frutti, ma anche trasfomandosi – come in molti già sono – in sentinelle ambientali». 

Poi ci siamo noi consumatori, che dobbiamo imparare a conoscere lo squalo nel piatto, e ripiegare su altre specie non vulnerabili o a rischio. Impariamo a vedere gli squali come elementi insostituibili degli ecosistemi marini. Impariamo a conoscerli come gli animali più antichi ancora sopravvissuti sul Pianeta, estremamente intelligenti e che presentano comportamenti e strutture sociali complessi. Forse allora possiamo rinunciare a mettere dello spinardo o del palombo nel nostro cacciucco. 

Non ultimo i bambini e i ragazzi. Chi meglio di loro può apprendere la magia e la meraviglia di questi fantastici animali, e contribuire a porre le basi di una narrazione futura nella quale gli squali non sono così temibili come ce li hanno sempre descritti, e soprattutto sono estremamente fragili. 

L’attività di educazione – 10 maggio alle 15:00 e 11 maggio alle 11:30 e alle 16:00 – A tu per tu con gli squali

Gli squali, spesso etichettati a torto come spietati killer dei mari in quanto predatori all’apice della catena alimentare, sono in realtà elementi insostituibili degli ecosistemi marini: la loro scomparsa, infatti, comporterebbe gravi squilibri, con conseguenze serie, e non sempre prevedibili. Nel mondo vivono circa 400 specie di squali con forme, abitudini e dimensioni molto diverse. Le specie del Mediterraneo sono 48 specie, di cui quasi la metà è in pericolo: inquinamento, distruzione dell’habitat e pesca accidentale sono solo alcune delle cause della loro sensibile diminuzione.

Questa attività vi permette di scoprire un mondo poco noto grazie al progetto LIFE ELIFE, finanziato dall’Unione europea, che si pone l’obiettivo di contribuire alla conservazione di diverse specie di squali nel Mar Mediterraneo, attraverso lo sviluppo di attrezzi da pesca a basso impatto. Attraverso un gioco a quiz e schede di approfondimento, i partecipanti potranno mettere alla prova le loro conoscenze, imparare l’anatomia, la biologia e i comportamenti di questi animali eccezionali, e comprendere il ruolo fondamentale che rivestono nel mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi marini.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Slow Fish 2025 è a Porto Antico, Genova, dall’8 all’11 maggio. Iscriviti alla newsletter di Slow Food per essere informato su tutte le novità. #SlowFish2025