Nadia Maggioncalda, della Cooperativa dei Mitilicoltori Spezzini, alla mitilicoltura ci è arrivata per caso, anzi no, non per caso. Ci è arrivata per amore. Più di 30 anni fa ha incontrato Eugenio, quello che poi sarebbe diventato suo marito, e quasi subito ha iniziato a seguirlo in barca per dare una mano in azienda. Mi racconta: «Da bambina e da ragazza non intravedevo un futuro di questo tipo, per me. Ma da quando ho “incontrato” questo mestiere la mia vita ha svoltato per amore del mare».
E si tratta di un amore totale e profondo, perché senza l’amore non ci sarebbe un perché a una scelta di vita così dura e faticosa. Molto maschile. A questo si aggiunge che a guardarla, Nadia, sembra tutt’altro che una donna forzuta. Nadia Maggioncalda è esile, alta, elegante. Di primo acchito si potrebbe addirittura non credere che sia una muscolaia. Come invece è.
Mi racconta: «Il nostro è un lavoro durissimo. Siamo costantemente in mare, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Che sia caldo o freddo siamo lì. E poi c’è la fatica manuale. Quando ho iniziato, 34 anni fa, il nostro era ancora un mestiere molto antico, per tanti versi fermo a 100 anni fa. Era un lavoro di braccia, di schiena. Tiravamo i muscoli sopra la barca, e li lavavamo a mano».
Mitili sotto attacco: i problemi del mare

I muscoli sono come sentinelle del mare. Un altro muscolaio dello Spezzino, Paolo Varella, mi aveva detto nel 2023: «I muscoli e le ostriche sono organismi filtratori, e sono pertanto molto accurati nel registrare le alterazioni dell’ecosistema. È per questo che è importante studiare le loro interazioni con l’ambiente». E come i mitili, anche chi li coltiva è una sentinella dei cambiamenti in atto. «La crisi climatica la vediamo già da circa 20 anni e questo avviene perché abbiamo le mani in acqua 365 giorni all’anno. La temperatura del mare sale, sale sempre di più, e sale molto velocemente».
Alle difficoltà di un lavoro già duro di per sé si aggiungono i “nuovi problemi” che stanno mettendo sempre più in difficoltà i muscolai dello Spezzino. Mi racconta Nadia: «La crisi climatica è alla base di tutti i problemi che abbiamo. Il mare si sta scaldando, sempre di più, e mentre un tempo la stagione dei muscoli locali durava tre mesi, da giugno ad agosto, oggi agosto dobbiamo scordarcelo, perché le acque sono diventate troppo calde perché i muscoli possano sopravvivere». Sembra quasi di sentir parlare uno di quei vignaioli costretti ad anticipare la vendemmia. «Tra noi e chi lavora la terra c’è davvero poca differenza, in questo senso» mi dice Nadia.
Un altro problema, che già era emerso nel corso di Slow Fish 2023, riguarda la voracità delle orate. «Nello Spezzino le orate di allevamento hanno sviluppato un enorme appetito per i nostri muscoli. Tutto questo è aggravato dal fatto che spesso non si tratta di orate autoctone, ma di orate atlantiche, che rispetto alle nostre sono più voraci, più aggressive, più grandi. Quando fuggono dagli allevamenti, non lasciano scampo ai nostri muscoli, che per di più, impiegando due anni per crescere e svilupparsi pienamente, sono esposti ai rischi per un periodo estremamente lungo».
Nadia Maggioncalda protagonista a Slow Fish
L’11 maggio alle 15:00 Nadia Maggioncalda interviene nella conferenza “Mitili sotto attacco: caldo estremo e specie aliene. Quale futuro per ecosistemi e mitilicoltura?“. Il Mediterraneo si sta scaldando a una velocità superiore di circa il 20% rispetto agli altri mari e oceani. Quest’anno, per mesi, la temperatura dell’acqua ha raggiunto i 30°C anche sui fondali. Le ondate di calore hanno compromesso gravemente la mitilicoltura e i mitili selvatici in tutti i mari italiani. In questo appuntamento, ci confrontiamo con mitilicoltrici e mitilicoltori di tutta Italia.
L’economia delle ostriche
Oltre che i muscoli, nello Spezzino si coltivano anche le ostriche. Storicamente non è una novità: nello Spezzino si affermò prima l’ostricoltura, soppiantata poi dalla mitilicoltura introdotta anche grazie all’apporto dei tarantini.
Negli ultimi anni, l’ostricoltura sta tornando a essere fiorente. Mi dice Nadia: «Al momento, le ostriche stanno rispondendo meglio ai cambiamenti, e nel Golfo proliferano. L’ostacolo maggiore, in questo caso, riguarda gli aspetti commerciali: le catene di distribuzione sono ancora diffidenti nei confronti del nostro prodotto, e prediligono ancora le ostriche francesi rispetto alle spezzine». Il lavoro da fare, insomma, consiste nel riuscire ad affermare anche le ostriche sul mercato, nel riuscire a farne un altro elemento identitario della cultura gastronomica del luogo.
Modernizzazioni
Ad attenuare in parte le difficolta del mestiere sono arrivate per fortuna alcune modernizzazioni e qualche comodità in più: le barche si sono un po’ alzate, il lavaggio dei muscoli non è più un’operazione manuale: «Questi cambiamenti ci hanno molto aiutati, anche se il nostro rimane comunque un mestiere molto duro, a partire dagli orari: ci sono giorni che siamo in mare dalle 5 del mattino alle 8 di sera, e quando arrivo a casa sono stravolta, fisicamente molto provata».
Però c’è un però, ed è quell’amore di cui si parlava all’inizio. La vera molla che consente di sopportare grandi fatiche e sentirsi appagati da quel che si fa. Conclude Nadia: «L’acqua è il mio elemento. Sto meglio nell’acqua che fuori. L’ho capito da subito, e rifarei questa scelta anche adesso».
Un amore che viene trasmesso di generazione in generazione. Nadia ed Eugenio sono muscolai. E anche il loro figlio ha scelto questa strada, che è dura, è difficile, ma è tutta intrapresa per amore del mare.
di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it